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Djo - Il rocker di “Stranger Things”

Joseph David Keery, attore di una serie tv celeberrima, è diventato anche un musicista di successo, dall’esperienza con i Post Animal alla carriera solista. E ora approda in Italia per due concerti. Ripercorriamo la sua storia

di Antonio Silvestri

Lo statunitense Joseph David Keery, noto anche con lo pseudonimo musicale Djo, è diventato una star interpretando Steve Harrington nella serie cult fantascientifica di Netflix “Stranger Things”. Ad affiancare il ruolo di attore è arrivato quello di musicista prima come batterista e chitarrista in altre formazioni e poi con il progetto solista Djo, con il quale propone un pop-rock psichedelico sognante affine a quello di Tame Impala e Ariel Pink. In lui convivono quindi ricordi della psichedelia degli anni Sessanta e Settanta, amore per l’elettronica degli anni Ottanta, sfizi lo fi e il bernoccolo per la stravaganza. Seguendo le strane dinamiche dello stardom contemporaneo, nel 2024 un suo brano di due anni prima, “End Of Beginning”, è diventata una hit internazionale, più o meno a sorpresa e grazie al traino di TikTok. Ricostruiamo insieme la doppia vita di Joseph David Keery, una superstar pop con il pallino del rock psichedelico. In attesa di vederlo dal vivo per la prima volta in Italia nelle due date in programma il 24 agosto 2026 a Roma (Cavea dell’Auditorium Parco della Musica) e il 25 agosto a Milano (Segrate).

Le radici nel rock psichedelico e l’esperienza con i Post Animal

Nei suoi primi vent’anni, Keery ha pubblicato materiale sotto lo pseudonimo di Cool Cool Cool. Tra il 2014 e il 2018 è stato co-fondatore, batterista, chitarrista e cantante dei Post Animal, una band psych-rock originaria di Chicago. Il rock psichedelico melodico è centrale sin dall’Ep Post Animal Perform The Most Curious Water Activities (2015), aperto dal blues-rock allucinato di “Goggles”. Il pop deformato e distorto di “Aral Sea”, la cantilena lisergica di “Alabaster” e il fangoso psych-blues distorto di “Swamp Fruit” sono puro divertimento per chi apprezza il rock allucinato, assordante e melodico. Uno spirito ottantiano emerge nella conclusiva “Hoverin’ All Night”, un synth-pop sferzato dal basso distorto. Questo primo Ep definisce l’estetica del progetto in modo chiaro: i Post Animal sono divisi tra tributo e rilettura, tra citazione e creazione.

Un secondo Ep, The Garden Series (2016) conferma i punti di riferimento della band, puntando alle volte su un curioso stile più teatrale affine al vaudeville (“Lonely James”). Quando mettono il turbo, però, in “You Were Not There”, uniscono le intuizioni di altri gruppi del rock psichedelico contemporaneo come King Gizzard & The Lizard Wizard e Psychedelic Porn Crumpets. When I Think Of You In A Castle (2018) continua occasionalmente a far salire il livello di potenza (“Gelatin Mode”, “Special Moment”), cita a più riprese gli anni Settanta più hard (“Tire Eyes”, la sabbathiana “Heart Made Of Metal”, “Victory Lap: Danger Zone”, “Dirtpicker”) e frequenta anche uno stile più leggero e divertito, con ricercatezze melodiche e armoniche quasi da rock progressivo (“Ralphie”, “Castle”).

Pur avendo smesso di andare in tour con il gruppo nel 2017 e aver ufficialmente lasciato la formazione nel 2018 a causa dei crescenti impegni legati alla recitazione, il legame tra Keery e la band non si è mai spezzato del tutto: nel 2025 l’attore si è riunito ufficialmente alla formazione in concomitanza con la pubblicazione del loro album Iron, affiancandoli inoltre come ospite speciale e opening act nella prima parte del tour.

Per la cronaca, il primo album dei Post Animal senza Keery, Forward Motion Godissey (2020), punta su più misteriosi arrangiamenti di psichedelia noir (“Your Life Away”, “Damaged Goods”), con momenti più pomposi e orchestrali (“Schedule”, “Fitness”) e persino a un passo da un prog-metal allucinato in “In A Paradise” o dal prog-rock anni Settanta più elaborato (“How Do You Feel”). “Sifting” scopre persino un’anima oscura e rallentata, a un passo dal doom-metal. Tutt’altro che scoraggiata, la band ha pubblicato quindi un album ambizioso e multiforme, degno esempio di rock psichedelico e progressivo contemporaneo pur senza momenti capaci di reinventare questo stile.

Il terzo album dei Post Animal, Love Gibberish (2022), suona più lineare e semplice, un robusto rock psichedelico con una produzione avvolgente e rombante quasi stoner (“Boston From Above”, “When You Walk Towards Me”) o che ricorda l’heavy metal d’epoca (“No More Sports”). Questo suono più compatto e potente è praticato dalla band senza comunque abbandonare del tutto la tendenza verso le composizioni elaborate del rock progressivo (“Infinite Zone”).

Nel 2025, come già detto, Keery rientra nella sua band per Iron, un album più folk ed emotivo (“Last Goodbye”, “Common Denominator”) che comunque ritorna anche al loro sound tradizionale, che sia quello più psichedelico (“Setting Sun”) o quello più tipicamente vintage (“Pie In The Sky”). C’è anche un gusto per potenziali pop-rock da ballare, come in “Dorien Kregg”, ma in generale Iron è un album meno vivace e coraggioso.

A conti fatti, i Post Animal rimarranno probabilmente la band dell’attore di “Stranger Things”, ma nella loro discografia gli ascoltatori insaziabili di psichedelia contemporanea potranno trovare musica di loro interesse.

La nascita del progetto Djo e la discografia solista.

Fuori dai Post Animal, Joseph David Keery ha adottato lo pseudonimo Djo (pronunciato semplicemente “Joe”) per dare libero sfogo alla sua visione musicale più personale, orientata verso una psichedelia obliquamente pop e trame synth-pop dal sapore retrò. Se il progetto Post Animal ha dimostrato di tendere verso soluzioni più robuste, insomma, Djo ha una sfumatura più pop e, come vedremo, aperta a contributi elettronici.

Twenty Twenty (2019) è un album d’esordio autoprodotto. Dominato da un gusto spiccato per la melodia pop, l’album si apre con la solare “Personal Lies”, incendiata da un’esplosione di rock psichedelico per sintetizzatori. La dolce allucinazione continua con la settantiana “Tentpole Shangrila” e la sonnolenta “Just Along For The Ride”, trovando un vertice in “Chateau (Feel Alright)”, una fantasia trasognata che emerge e sfuma come se potesse durare all’infinito.
La mescolanza di anni Settanta e Ottanta è centrale nella scaletta e alimenta tutti i brani, pur in proporzioni diverse. Le influenze sono comuni a tanti altri gruppi della nuova psichedelia del periodo, ma a questi punti di riferimento Djo affianca un certo piglio creativo che ravviva anche idee non esattamente rivoluzionarie. “Roddy”, per esempio, è salvata da un groove electro-funk distorto che la trasforma e caratterizza e “Total Control” è colorata da una tromba sorniona. La giostra acida di “Mortal Projections”, con i synth fragorosi e le melodie ipnotiche, e l’assalto travolgente di “Flash Mountain” aggiungono sostanza a Twenty Twenty e scongiurano di etichettarlo come uno sfizio da star. Bilanciando accessibilità, tributi ai classici e qualche rilettura e variazione personale, riesce ad essere un album che intrattiene e diverte.

Le idee sbocciano definitivamente sul secondo Decide (2022), che ha ampliato il raggio d’azione del progetto, integrando sonorità elettroniche e dance-pop fortemente debitrici degli anni Ottanta. L’estro di David Byrne, il rock contemporaneo degli Strokes e l’approccio retrofuturistico di Daft Punk e Justice si aggiungono alle influenze già esplorate in Twenty Twenty. Anche i testi si sono fatti più personali, persino tormentati in alcuni passaggi.
Un sintetizzatore incalzante domina l’iniziale “Runner”, poi azzannata da chitarre e vocoder: è un modo per segnare la distanza dall’album precedente e mettere in risalto l’approccio più elettronico. La new wave nervosa di “Gloom”, il sofisticato rock elettronico di “Half Life”, il sensuale passo funk con un fragoroso climax di “On And On” compensano alcuni momenti più prevedibili. L’estro di Prince sembra affacciarsi in “I Want Your Video” e dopo una manciata di passaggi meno efficaci “Go For It” stupisce con un arrangiamento travolgente e stratificato, un elaborato intreccio ritmico e uno sviluppo avventuroso.
Di tutti questi brani, però, anche gli ascoltatori meno attenti riconosceranno “End Of Beginning”, che ha debuttato alla posizione 51 della Billboard Hot 100 nel marzo 2024 per poi salire fino al sesto posto nel gennaio 2026, spinta dal finale della serie “Stranger Things”, replicando il successo di “Running Up That Hill” di Kate Bush. Candidato ai Billboard Music Awards come miglior brano rock e ai Brit Awards come miglior brano internazionale, il singolo ha ottenuto un successo straordinario in tutto il mondo, totalizzando complessivamente venticinque dischi di platino — tra cui sette in Australia, cinque negli Stati Uniti e tre nel Regno Unito. “End Of Beginning” ha abbondantemente superato i 2 miliardi e mezzo di ascolti su Spotify. Si tratta di una ballata malinconica, sfumata di psichedelia e avvolta in synth anni Ottanta, con un testo dolente interpretato in uno stile emotivo, quasi sussurrato, che racconta la trasformazione personale di Keery e il suo legame con la città di Chicago. Iconici i versi del bridge, che ripetono “You take the man out of the city, not the city out the man”.

Il secondo album Decide dimostra che Djo è un musicista con ambizione e creatività, orientato ad ampliare il proprio linguaggio musicale e pronto a esplorare soluzioni anche atipiche o ibride. La sua psichedelia melodica cita il passato ma vale per l’assemblaggio che fa delle varie fonti d’ispirazione, nei migliori casi fantasioso e felicemente imprevedibile.

Il terzo album, intitolato The Crux (2025), riduce le avventure stilistiche più azzardate e si focalizza su canzoni pop-rock di indubbio gusto melodico, a partire dall’iniziale “Lonesome Is A State Of Mind”, conclusa con piglio quasi orchestrale. Charlie Xcx potrebbe essere l’autrice del singolo “Basic Being Basic”, pop digitale che entra subito in testa. Fuori tempo e con poca personalità, invece, le chitarre di “Link”, ideale contraltare del folk psichedelico di “Potion”.
Gli U2 rivivono nell’emotiva “Delete Ya”, prima di assopirsi con la sognante e rallentata cantilena di “Fly”. Si viene poi svegliati dalla vivace giostra ispirata ai Beatles di “Charlie’s Garden”. Nel puzzle di citazioni, i riff di chitarra di “Gap Tooth Smile” ricordano David Bowie e “Back On You” persino i Rolling Stones. A chiudere un album meno coraggioso c’è proprio il brano che dà il titolo, “Crux”: forse vorrebbe replicare il mezzo miracolo di “End Of Beginning” ma si ferma ad essere l’ennesima ballata pianistica.
Non è chiaro se la mancanza di coraggio di Crux sia l’effetto dell’enorme successo ottenuto nel 2024, l’album timoroso di un musicista che deve per la prima volta confermarsi all’altezza di un pubblico vasto e trasversale. Nel corso del 2025 e del 2026, la credibilità di Djo è stata ulteriormente confermata da importanti collaborazioni e impegni dal vivo, compresa l’apertura per uno dei suoi gruppi di riferimento, i Tame Impala. Il rocker di Stranger Things è forse all’inizio di una nuova fase della propria carriera musicale, dopo la fine della serie tv che lo ha reso un volto familiare per decine di milioni di spettatori. La speranza è che i mezzi propri di una star siano messi a frutto in nuova musica più ambiziosa e personale di quella, pur d’intrattenimento, ascoltata su The Crux.

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Discografia

POST ANIMAL
Post Animal Perform the Most Curious Water Activities (autoprodotto, 2014)
The Garden Series (autoprodotto, 2016)
When I Think of You in a Castle (Polyvinyl Record Company, 2018)
Forward Motion Godyssey (Polyvinyl Record Company, 2020)
Love Gibberish (Shuga Records, 2022)
Iron (Polyvinyl Record Company, 2025)
DJO
Twenty Twenty (autoprodotto, 2019)
Decide (autoprodotto, 2022)
The Crux (autoprodotto, 2025)
Pietra miliare
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