Fa sicuramente un certo effetto imbattersi in gruppi, come Banda Maje, capaci di vivere ancora la musica con un tempo lento, senza corse e affanni e soprattutto senza assecondare la regole supersoniche del mercato attuale. “Costa Sud” arriva infatti cinque anni dopo “Ufo Bar”, il disco con cui il collettivo salernitano guidato da Giuseppe Maiellano si presentò sulla piazza, sciorinando alla grande le proprie partiture nostalgiche, a metà tra Piccioni, Tempera, il funk d’annata e il soul più caldo. Un album manifesto di una scena campana che ha in gruppi come Nu Genea e polistrumentisti come Bassolino altri nomi cardine legati al ripescaggio di sonorità vicinissime alle atmosfere delle indimenticabili colonne sonore di maestri come Bixio o i sopracitati Tempera e Piccioni. Ma anche le musiche del Magreb come secondo faro da seguire.
“Costa Sud” prosegue il discorso intrapreso in origine, ammorbidendolo però con momenti più trasognati, sospesi da qualche parte nel tempo, con l’altrettanto indimenticabile Peppino Di Capri coverizzato con grazia in “Mo…” e riferimenti come Sorrenti o Bongusto che spuntano sornioni tra un ritmo afro e una melodia malandrina, un sax passionale e una tastiera estatica quanto basta per cullare sensi e qualcos’altro.
La Costa Sud immaginata dalla Banda Maje è tuttavia uno spazio incantato, una sorta di oasi asfaltata, chiamata per l’occasione “Salifornia”, sulla quale sfrecciano centinaia di Alfa Sud, l’automobile che la band salernitana omaggia sia nel titolo che nello scatto in copertina. Una vettura rappresentativa di una possibile rinascita del Mezzogiorno tra i ‘70 e i primi anni ’80, ma allo stesso modo anche simbolo di un fallimento silenzioso, come dimostrava in quegli anni la ruggine che puntualmente si formava pochi mesi dopo l’acquisto su buona parte delle auto sfornate dalla fabbrica di Pomigliano.
“Ma se la verità è bellezza e la bellezza è verità, con gli occhi giusti il bello e la poesia si possono cogliere anche al di sotto di una coltre di immondizie morali e materiali”, spiega Maiellano richiamando un celebre verso di John Keats. Parole che introducono l’anima di un album composto da otto tracce che legano jazz, fusion e soulful (“Jet Lag”), altrove samba e juju (“Samba Maje”), mentre in alcuni passaggi puntano dritte al tramonto, a quell’abbraccio romantico sulla spiaggia tra due amanti cornice di tanti spot e telenovelas di un’epoca sempre più lontana, quasi a voler ricreare così anche una nuova partitura per “Emmanuelle”, il film erotico del 1974 diretto da Just Jaeckin con protagonista Sylvia Kristel.
“Costa Sud” è un morbido viaggio nel tempo, a bordo di un’automobile che ha caratterizzato l’immaginario di un periodo in cui tutto sembrava ancora inesauribile e dunque possibile. Un sogno ad occhi aperti e con un Martini in mano da vivere per abbandonare il presente e lasciarsi fluttuare da suoni che credevamo perduti, ovviamente con la testa “’ncopp ‘e nuvole”, rifacendosi alle parentesi dell’ultima traccia, “Lovebossa”. Il che è già di per sé un egregio toccasana.
03/08/2026