Il recupero delle Sinfonie mancanti di Glenn Branca
Il ritrovamento della quarta Sinfonia
Sono passati ben quarantatré anni dall’esecuzione della Sinfonia n. 4 (Physics) di Glenn Branca, avvenuta a Zurigo nel maggio del 1983. Da allora non era mai stata pubblicata e solo i fortunatissimi che avevano assistito in diretta potevano ancora ricordare qualcosa di quella esperienza. La registrazione originale era ormai perduta ed erano poche le speranze di poter finalmente ascoltare la Sinfonia che veniva subito dopo la celeberrima “Gloria“, registrata il 16 gennaio 1983 presso l’Accademia della musica di Brooklyn. Ciò è avvenuto grazie al meritevolissimo archivista britannico Will Prentice, che ha scoperto nel suo archivio una registrazione clandestina di uno spettatore e l’ha consegnata a Reg Bloor, moglie di Branca, fondatrice dell’etichetta discografica Systems Neutralizers. La registrazione era in pessime condizioni, quindi la Systems Neutralizers ha indetto una raccolta fondi che ha portato a ottenere 4.449 dollari da 90 sostenitori, sufficienti per provare il restauro. Oggi il frutto di questo storico restauro è l’unico documento esistente dell’opera che rende ancora percepibile la potenza del suono delle orchestre di Glenn Branca.
Lo studio armonico
La Sinfonia n. 4 segna il ritorno delle chitarre dopo gli esperimenti con i clavicembali modificati della Terza. Tra i chitarristi figurano Lee Ranaldo e Thurston Moore. Per certi versi è la sinfonia più minimalista, ridotta a pochi elementi sonori che crescono in volume e potenza con lo scorrere dei minuti. Certamente le accordature alternative delle chitarre creano sempre suoni anomali che non si sentono mai nelle composizioni di chitarristi tradizionali, e questo è uno dei perni fondamentali dell’interesse verso le opere di Branca. Le sequenze armoniche sono bizzarre e sono figlie di studi sull’armonia che erano una delle fissazioni di Branca: non è quindi semplicemente rock portato all’estremo o rumore ad alto volume, bensì dietro un apparente caos c’è uno studio molto personale.
Il legame con le altre Sinfonie
Questo però non basta per raggiungere l’apoteosi dei lunghi finali dei quattro movimenti, frutto di lunghe preparazioni di vari minuti che iniziano da semplici note sospese (l’inizio del primo movimento) dall’enfasi wagneriana (il compositore preferito di Branca), per assorbire minuto dopo minuto energia e trasformarsi in un caos primordiale di violenza inusitata. Il secondo movimento è una via di mezzo tra l’aggressività di alcuni brani di “The Ascension” e le percussioni della “Sinfonia n. 2“. Il terzo movimento raggiunge i ventitré minuti e, dopo un inizio particolarmente statico, assume aspetti ipnotici prima tramite una lenta pulsazione ripetuta dal quarto minuto, poi con i frequenti cambi di accordi successivi e, nel finale, con la consueta aggiunta delle percussioni. Infine il quarto movimento è un embrione di uno dei movimenti della “Sinfonia n. 5”, particolarmente violento, figlio magnifico di tutta la cultura No Wave di cui era imbevuto Branca e che ha profondamente segnato anche il linguaggio di band come Sonic Youth e Swans.
Una manna dal cielo per tutti gli appassionati di storia del rock
Il ritrovamento di questa registrazione è davvero una manna dal cielo per tutti gli appassionati di Glenn Branca, ma in generale per tutti gli amanti della storia autentica del rock. La “Symphony No. 4” diventa così un prezioso documento archeologico di quel territorio di confine in cui minimalismo, no wave, composizione contemporanea e rock sperimentale finiscono per confondersi, mentre la chitarra elettrica smette definitivamente di essere soltanto uno strumento rock per trasformarsi in materia sonora pura.
D’altronde, secondo Steve Albini, «Glenn Branca è uno dei sempre più rari motivi per non suicidarsi». Come dargli torto.
13/08/2026