Con il piccolo miracolo di “Everything Changes Everything Stays The Same” il nome dei Loft è tornato alla ribalta, trovando finalmente una collocazione discografica meno incerta che ha restituito alla band di Pete Astor e Andy Strickland un posto di rilievo in quella sbornia jangle pop che travolse gli anni d’oro della new wave. A distanza di un anno dal fortunato ritorno in scena, la band affina le armi per un seguito più veloce e scattante: “Badges”.
Le ritrovate energia e sintonia fanno da sfondo a un album decisamente più coinvolgente e diretto. La malinconia è stemperata da una carica dai tratti piacevolmente retrò, una formula che ha catturato anche quei critici e ascoltatori che non avevano seguito il percorso a ostacoli dei due principali autori della band.
In questa dimensione i Loft sembrano decisamente più a loro agio, abili nel gestire l’anima vintage della propria musica (“1955”) e pronti a gettarsi tra le maglie del contemporaneo indie-pop con un pizzico di sana sregolatezza (“C’mon Let’s Hear It For The Now”) che ancora una volta rievoca tanto i Go-Betweens quanto Tom Verlaine. Senza dubbio i Loft non hanno perso il loro giocoso humour (il quasi glam-pop di “Sad Comedian”), ma è la sinergia tra Pete e Andy – questa volta coinvolti in una scrittura a quattro mani – a donare brillantezza alle nuove canzoni, che non mancano di aggiungere un intelligente piglio country (“Rob Rides The Sunset”), utile ad allargare il bacino d’ascolto.
A fare la parte del leone è senza dubbio la potente traccia iniziale “Happenstance”, un vecchio brano recuperato dal cassetto dei ricordi. La nostalgia resta comunque il tratto comune delle dieci tracce, a volte baciate da una leggerezza naïf (“Campervan”), da felici incastri chitarristici (“Ex Lovers And Long Lost Brothers”) o dal rimando all’indie-pop alla Auteurs in “Junk Shop”, che offre ulteriori motivi d’apprezzamento.
Dal punto di vista della pura scrittura, “Everything Changes Everything Stays The Same” resta senz’altro più meritevole: brani come “Beautiful Problem” e “Goodbye Saturday Night” fanno a cazzotti con la routine. A fare la differenza, qui, sono la verve e la spontaneità che la band inietta anche nelle tracce meno rimarchevoli. “Badges” segna comunque un passo importante per il gruppo; se saprà far tesoro della momentanea notorietà e della maturità dei suoi leader, per Pete e Andy questa potrà rivelarsi una seconda, o se volete una terza giovinezza artistica.
24/08/2026