Dolly Parton è morta a 80 anni. L’annuncio è stato dato dalla famiglia della cantante, autrice e attrice statunitense, protagonista di quasi sessant’anni di carriera e tra le figure più popolari della cultura americana. Vincitrice di 11 Grammy, compreso il premio alla carriera, aveva venduto oltre 100 milioni di dischi nel mondo.
Nata il 19 gennaio 1946 a Pittman Center, nel Tennessee, era cresciuta in una famiglia poverissima, sesta di dodici figli. Fin da bambina mostra un talento innato per la musica, esibendosi in chiesa e alla radio locale. Dopo essersi trasferita a Nashville nel 1964, inizia a scrivere canzoni per altri artisti prima di lanciare la sua carriera solista. Cominciò a scrivere canzoni da bambina, si esibì in una radio locale a undici anni e a tredici debuttò sul palco del Grand Ole Opry. Dopo il diploma si trasferì a Nashville, dove avviò la collaborazione con Porter Wagoner e si impose sulla scena country.

Dolly, la bionda ed esuberante Dolly, è l’emblema di quell’”arte della fuga” che tutte le donne nate in condizioni di svantaggio dovrebbero imparare a coltivare fin dalla più tenera età. Che è quello che fece l’artista di “Coat Of Many Colors” (1971) e “Jolene” (1974), due dei suoi dischi più famosi: fin da ragazzina, nonostante tutto e tutti, coltivò sempre e senza compromessi la sua voglia di essere se stessa, dando al proprio corpo e alla propria femminilità un’importanza che la gente del suo paese non poteva assolutamente capire, ma che anzi criticava aspramente.
Dolly Rebecca Parton giunge al successo insieme al cantante country Porter Wagoner. Con lui esegue una serie di hit prima di darsi all’attività solista nel 1974 con l’album “Jolene”, dando il via a una carriera che non si limita al country di Nashville ma sconfina spesso nei territori del pop e del rock.
Il suo primo album, “Hello, I’m Dolly” (1967), conteneva successi come “Dumb Blonde” e “Something Fishy”, segnando l’inizio di una lunga serie di trionfi. Negli anni 70 si è imposta come una delle più importanti cantanti country grazie a dischi come “Coat Of Many Colors” (1971), “Jolene” (1974) e “New Harvest… First Gathering” (1977).
Alla fine degli anni 70, Parton ha iniziato a orientarsi verso un sound più pop, ottenendo enorme successo con “Here You Come Again” (1977), che ha segnato il suo primo ingresso nelle classifiche mainstream. Negli anni 80 ha consolidato il suo status di superstar con hit come “9 To 5” (1980), colonna sonora dell’omonimo film in cui ha recitato, e “Islands In The Stream” (1983), celebre duetto con Kenny Rogers.
Oltre alla musica, Dolly Parton ha avuto una carriera di successo nel cinema, recitando in film come “9 To 5” (1980), “The Best Little Whorehouse in Texas” (1982) e “Steel Magnolias” (1989). Ha anche costruito un vero e proprio impero imprenditoriale, fondando il parco a tema Dollywood nel 1986 e lanciando numerose iniziative benefiche, tra cui l’Imagination Library, che fornisce libri gratuiti ai bambini.
Negli anni 90 e 2000, Parton ha continuato a pubblicare album di successo, tra cui “The Grass Is Blue” (1999), “Little Sparrow” (2001) e “Blue Smoke” (2014). Ha ricevuto innumerevoli premi, tra cui Grammy Awards e il Kennedy Center Honors. Nel 2022 è stata inserita nella Rock and Roll Hall of Fame, a testimonianza della sua influenza trasversale oltre il country.
Capace di trasformare il suo look appariscente in un elemento di forza e autoironia, Parton affiancò alla musica una fortunata carriera cinematografica. Esordì nel 1980 in “Dalle 9 alle 5”, ottenendo una candidatura all’Oscar per la canzone omonima, e recitò successivamente in film come “Fiori d’acciaio”. In Tennessee fondò inoltre Dollywood, divenuto uno dei parchi di divertimento più frequentati dello Stato.
La sua attività filantropica fu altrettanto importante. Con la Imagination Library distribuì gratuitamente libri ai bambini, mentre durante la pandemia donò un milione di dollari alla ricerca della Vanderbilt University che contribuì allo sviluppo del vaccino Moderna. Nel 2022 entrò nella Rock and Roll Hall of Fame, dopo essere stata già accolta nella Songwriters Hall of Fame.
Al di là dei premi, considerava la scrittura il centro della propria vita: “Spero di essere ricordata come una brava autrice. Le canzoni sono la mia eredità”. È attraverso quelle canzoni, capaci di raccontare povertà, desiderio, indipendenza e riscatto, che Dolly Parton lascia il segno più profondo.
Con una carriera che si estende per oltre sei decenni, Dolly Parton può essere legittimamente considerata una delle più grandi cantautrici di sempre. Venticinque sue canzoni raggiunsero il primo posto nelle classifiche di genere di Billboard; nell’arco della vita ne scrisse circa tremila.