ED ASKEW - The Final Painting

2026 (Drag city)
alt-country-folk

Se n’è andato in punta di piedi, senza far rumore, Ed Askew. Il pittore e cantautore americano si è spento il 5 gennaio 2025, lasciandoci in eredità una costellazione di piccoli gioielli folk capaci di fecondare l’immaginario di intere generazioni di musicisti. Parlare di lui significa evocare spiriti affini come Bill Fay e Tucker Zimmerman: poeti appartati che il tempo ha insegnato ad amare, riscoperti attraverso sguardi furtivi e ritorni in scena illuminati da un’ispirazione mai doma.

Con “The Final Painting” cala il sipario sull’universo sonoro dell’artista di Stamford. Nove canti registrati con la serena consapevolezza del testamento, ultime confessioni di un uomo che ha fatto del non conformismo la propria bussola esistenziale.
La vulnerabilità ardente di queste tracce non risiede soltanto nelle parole o nelle armonie, fatte più dense e gravi, ma pulsa soprattutto in quel canto rassegnato e struggente che, come un colpo al cuore, precipita l’ascoltatore in un dolce torpore emotivo.
L’armonica, che tenta di rischiarare il passo plumbeo di “Bacon & Eggs”, e l’abbraccio dell’organo, che dialoga con il sax e i ricami elettrici di una chitarra nella splendida “Winter Song”, sono i chiaroscuri di un’opera che respira nostalgia e rimpianto, senza mai cedere al ricatto del dolore.

Bill Callahan ha definito la musica di Askew sacra e primordiale, custode di un’eleganza barocca che fiorisce tra algide elaborazioni  pianistiche. Proprio Callahan è uno dei tanti compagni di viaggio chiamati a questo estremo cerimoniale, quasi un’ombra indistinguibile nel soffuso duetto noir di “Someone”.
Più che alle audaci architetture di dischi come “London” o “Sleeping With Angels”, questo addio si annoda a “For The World”, l’album che nel 2013 ne restituì la voce al mondo sotto la guida produttiva di Jerry David DeCicca, qui richiamato a custodire la regia di “The Final Painting”.
Ad Eve Searls è affidato il contrappunto più generoso, seconda voce che impreziosisce la romantica “Long Night” e che svanisce nell’epilogo di “Nightingale”. A Sharon Van Etten spetta invece il compito di duettare con Askew nell’intensa “GrayAir-o-Plane”.
Ma è nel jazz-noir malinconico di “Lost In The Kitchen” che risiede il cuore segreto dell’album: dinanzi alla struggente bellezza di quella voce e alla grazia antica del suo pregevole tocco pianistico, sarà impossibile trattenere le lacrime prima che l’ultima nota si dissolva nel silenzio.

04/09/2026

Tracklist

  1. 1. Winter Song
  2. 2. Bacon & Eggs
  3. 3. Long Night
  4. 4. Lost in the Kitchen
  5. 5. A Train is a Thought
  6. 6. Gray Air-o-Plane
  7. 7. Someone
  8. 8. Tough Guys
  9. 9. Nightingale

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