Ryan Beatty non è di certo l’ultimo arrivato, visto che ha all’attivo già tre dischi, tra cui l’ottimo “Calico” del 2023, e soprattutto un ventaglio di collaborazioni illustri, a partire dalle quattro canzoni scritte per Beyoncé in “Cowboy Carter”, senza contare i duetti con Miley Cyrus e le ospitate accanto a Tyler, The Creator, Benny Blanco e Kevin Abstract. Insomma, il trentenne cantautore californiano è un nome caldo dell’attuale scena cantautorale della West Coast, uno di quei talenti poco noti in Europa ma che negli States ha racimolato applausi a destra e a manca.
Per questo suo atteso quarto album, intitolato “Sweet Fortune”, Beatty abbandona le sonorità chamber-folk del passato, per sposare talvolta una formula soft-rock orchestrale ma non troppo, in apparenza semplice, eppure stratificata in ogni partitura, come conferma il numero di musicisti chiamati a raccolta: se ne contano, infatti, ben otto, tra i quali è doveroso citare il tuttofare Ethan Gruska, che suona ogni cosa, come pianoforte, percussioni, organo, sintetizzatore, mellotron, wurlitzer, clavinet, basso, mandolino, dulcimer, tiple, banjo, armonica e chitarre classiche, acustiche ed elettriche. E in particolare Clairo, che aiuta l’amico Ryan in fase di scrittura, oltre a supportarlo in svariati coretti.
Le dieci canzoni di “Sweet Fortune” sono “semplicemente” ballate che accarezzano l’anima, composte con la grazia di chi ha compreso la strada artistica (e umana) da intraprendere e abbattuto finalmente ogni spaventapasseri incrociato sul proprio cammino.
L’introduttiva “Phantom” mette in tal senso subito le cose in chiaro, grazie a una linea melodica al piano che pare uscita da un vecchio cassetto di Elton John, mentre Richard Sanderson e la sua “Reality” bussano per tutto il tempo alla porta, nel tentativo di ricordarci qualcosa di indimenticabile. La successiva “White Lighting”, invece, incrocia gli umori rilassati dell’ultimo John Mayer e gli incanti del miglior Colin Blunstone.
E’ un avvio di conseguenza dolcissimo, per un disco che segnala anche episodi più country-folk, come in “Virtuoso”, altro potenziale singolo utile per le classifiche, data la recente rinascita del genere più polveroso e intenso d’America.
Ryan Beatty prosegue poi la sua docile cavalcata tra le praterie più assolate della California con “Secret Language”, altra romantica escursione dalle trame soft, a precedere la title-track, cuore dell’album e nenia cantata e scritta con Clairo. I due sussurrano un amore ingenuo, spesso opportunamente selvaggio, esaltando desideri da esprimere e segreti da custodire morbosamente.
Believe in me
My soil for your seed
Yes sir, no siege
I’m surrendered to your keep
I’ll speak, i’ll howl
Arise like wildflower
I’ll bleed, i’ll bow
The show is over now
In questo succedersi di canzoni avvolgenti e, appunto, dolci fino all’inverosimile, Beatty emerge dall’oblio in punta di piedi, danzando con la propria voce sui tasti del piano appena sfiorati (“Delancey”), al netto di piccanti parole da “cervo ferito”, accompagnato qui e là da chitarre acustiche che sorreggono a plettro aperto quella voglia di superare fallimenti relazionali, magari guidando nel buio di una notte rivelatrice (“Annie, Anything”).
Ryan canta come un Casper che ha raggiunto il cielo e si accinge a volare via, sempre più in alto, verso quel paradiso bramato per anni nel gelo di una stanza vuota. E’ il desiderio garbato di un cantautore ormai maturo e che non cerca più accomodanti mielismi per stupire, tutt’al più fa della sua “fluttuante monotonia” la propria ancora di salvezza, ovvero la cifra stilistica con la quale cucire le trame di dieci brani sospesi in un tempo imprecisato, nel quale la gentilezza è ancora un’arma potentissima.
“Sweet Fortune” accorpa canzoni da far girare sul piatto ripetutamente, dimenticandosi dei tempi bui, delle maledette calure, e delle innumerevoli boiate pop quotidiane dalla scadenza breve, composte tante volte in pochi giorni solo per fare massa e prendere parte al “gioco”.
“Fiorire assieme o appassire da soli”, canta, infine, Ryan Beatty in “Fleur De Lis”, ultima meraviglia di un’opera riuscita, quasi a voler lanciare un monito d’altri tempi con l’ingenuità di chi cerca soltanto di viversi gli anni migliori della vita senza correre a vuoto e raccogliendo quanti più petali lungo il sentiero.
01/09/2026