I’ve got heaven on my mind
I’ve got hell in my heart
Un tocco di oscurità in quest’ardente agosto lo fornisce l’annunciato “One Assassination Under God – Chapter 2” di Marilyn Manson. Uscita capace di accostarsi coerentemente con la prima parte, fin dalla copertina: una nuova tela-autoritratto del Reverendo, non nuovo nel posizionare i suoi dipinti nelle cover degli album. La seconda parte – sempre per Nuclear Blast – non stravolge nulla e prosegue la “vittoria facile” assicurata dal Capitolo 1, controllata ancora dal fidato Tyler Bates in cabina di regia. Per Manson siamo in un punto della carriera dove se non si vuole/riesce a fare qualcosa di nuovo e significativo, si coglie almeno il meglio dal passato. “Unalive” è un’apertura massiccia, in “Lucifer’s Teardrop” riecheggiano le chitarre metalliche del “Pale Emperor”, nello specifico “Deep Six”. “Front Toward Enemy” prova a mischiare l’indimenticata furia di “The Fight Song” al suono di “Antichrist Superstar”. Alla fine dell’ascolto i passaggi più riusciti e coinvolgenti sono quelli più melodici, distanti dalla matrice metal del Reverendo, non nuovo in passato a fughe verso paessaggi diversi. Vedi “Third Day Of A Seven Day Binge”, il folk torvo di “We Are Chaos”, ritornelli trascinanti, come in “The Flowers of Evil” su “Born Villain”.
Il basso granitico e funereo di “Don’t Answer The Door”, l’atmosfera dark/goth in “All The Vilest Things”, dove il tocco di synth funziona a differenza del primo singolo “Exit Wound”, incapace di reggere il confronto con “As Sick as the Secrets Within” nel Capitolo 1. Spicca poi il refrain di “None of the Suns”, mentre il resto dell’ascolto compie il suo dovere grazie a ritmi sostenuti e sonorità dure. Con il proto-satanismo diluito in sporadiche apparizioni, il fulcro tematico è anche qui il ritorno dopo i delicati anni passati in tribunale dovuti alle accuse di presunti abusi presentate dal 2021 in poi e chiuse per mancanze di prove dal Dipartimento dello Sceriffo della Contea di Los Angeles lo scorso anno. Il tono è quello di una persona che si è lasciata il peggio alle spalle.
You tried your best to destroy me
Don’t want revenge
‘Cause you only made me stronger
A chiudere degnamente la storia, “Enantiomorph”, anticipata dall’intro registrato. “One Assassination Under God – Chapter 2” è parte della nuova vita – artistica e personale – di Manson. Niente che possa ripetere i fasti del passato ma un aggiornamento riuscito da accompagnare ad una ritrovata vitalità – fisica e vocale – anche dal vivo. Per quanto l’assassinio sotto Dio sia andato in scena per ben due volte, l’unico che non è caduto è Brian Hugh Warner.
20/08/2026