THE ANCHORESS - As We Once Were

2026 (Last night from glasgow)
alt-pop, songwriter

Il tempo scorre secondo una geometria rigorosa per Catherine Anne Davies, un ciclo quinquennale che ne consolida la reputazione agli occhi della critica. Sotto lo pseudonimo di The Anchoress, la cantautrice gallese ritorna con “As We Once Were”, il capitolo più ambizioso e rifinito della sua storia. Laddove il debutto del 2016 (“Confessions of a Romance Novelist”) appariva in parte acerbo, e il successivo “The Art of Losing” osava sfidare l’oscurità con ardimento, questo terzo frammento di vita ha il peso specifico della conferma. È un’opera elegante, un ricamo sonoro che poggia interamente sul binario intimo della memoria e dell’autobiografia.

Davies allestisce una messinscena sonora sontuosa, all’interno della quale pulsa un cuore antico. Il disco è un ponte che unisce quattro generazioni di donne: i campionamenti vocali della nonna si intrecciano al respiro della figlia neonata, creando un coro domestico e universale.
L’anima prog dell’artista – già consacrata dai due Prog Awards del 2021 – emerge nei continui richiami a Kate Bush, raffronto che trova ideale giustificazione nella dolente e complessa architettura di “Hand To The Tide”, una delle vette assolute del disco. L’artista, tuttavia, sa muoversi agilmente anche in territori più prettamente rock. Lo dimostrano le sferzate pop-rock nate dalle collaborazioni con James Dean Bradfield in “Throw Over Your Man” e con Gwenno nella provocatoria “I Had A Baby Not A Lobotomy”, nonché l’album pubblicato solo in digitale “Live At London Palladium” con ospiti di riguardo: Manic Street Preachers e Bernard Butler dei Suede).

Tuttavia la chicca più curiosa, svelata dalle note diffuse dalla casa discografica, riguarda la strumentazione: per le registrazioni sono state utilizzate alcune tastiere analogiche storiche provenienti dalla collezione privata di Pete Townshend degli Who, un dettaglio che aggiunge un ulteriore tocco di fascino.
Nella seconda metà dell’album, la luce si fa più soffusa e mistica: la melodia di “All I Really Want Is Peace” fluttua sospesa tra la purezza dei Carpenters, la malinconia di John Lennon, e le dilatazioni psichedeliche dei Pink Floyd. Nonostante la maestosità dell’insieme, l’opera svela a tratti il proprio limite: una compostezza che sfiora il calcolo.
Manca, in alcuni passaggi, quell’avventatezza creativa e quell’attenzione al dettaglio che avrebbero permesso, ad esempio, allo shoegaze di “Damsels” di liberarsi dall’ombra ingombrante dei Cocteau Twins o dei Goldfrapp. La sensazione resta quella di trovarsi al cospetto dell’epigone più valida di artisti come Kate Bush o Florence Welch, quel che manca talvolta è quel magnetismo selvaggio e incontrollabile delle artiste sopracitate.

Intendiamoci: l’audacia e la profondità non mancano, e “As We Once Were” si conferma senza dubbio il capitolo più coeso e riuscito di The Anchoress, per il quale è facile prevedere anche un buon riscontro commerciale. Piccoli nei, la soave malinconia di “What You Did” e la pallida melodia alla Tori Amos di “She Knows Her Place” sono stemperati da testi forbiti (la Davies ha titoli accademici) e da una solidità pop-rock che saprà farsi apprezzare dal grande pubblico, anche se forse un disco come “As We Once Were” rischia di risultare un pizzico prevedibile per i palati più esigenti.

31/08/2026

Tracklist

  1. 1. Du Temps Perdu (Introduction)
  2. 2. Throw Over Your Man
  3. 3. Damsels
  4. 4. I Had a Baby Not a Lobotomy
  5. 5. As We Once Were
  6. 6. Happiness Don't Show Up Like It Should (Prologue)
  7. 7. All I Really Want Is Peace
  8. 8. Stop the World
  9. 9. Du Temps Perdu (Reprise)
  10. 10. What Did You Did
  11. 11. All Fall Down
  12. 12. Hand to the Tide
  13. 13. She Knows Her Place
  14. 14. Happiness Don't Show Up Like It Should (Epilogue)

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