Father Dionysios Tabakis, il sacerdote greco chitarrista senza tasti che ha conquistato la scena sperimentale con il suo ultimo album uscito ad aprile per Heat Crimes, si trova al centro di un vortice di polemiche tra accuse di omofobia e legami con l’estrema destra.
La sua musica arriva da un altrove che sembra sospeso tra Bisanzio e un sogno febbrile da afterhours. Il suo “Paradise Metal” (recensito qui) è un viaggio che trasforma il sacro in techno natalizia e i canti bizantini in dubstep, come se la liturgia si ribellasse alla sua stessa solennità. Ma dietro le corde della sua chitarra fretless, capaci di esplorare microintervalli che la musica occidentale ha dimenticato, si nasconde una polvere più oscura.
A innescare la tempesta sono due post del 2024 su un blog WordPress dove Tabakis definisce il matrimonio gay (legalizzato in Grecia lo stesso anno) un “mostruoso sodomitico” e i membri della comunità LGBTQ+ “Sodomiti”. A queste accuse si aggiunge un video del 2013 che lo mostra mentre celebra una benedizione per l’apertura di un ufficio di Alba Dorata, l’organizzazione neonazista greca poi dichiarata criminale nel 2020.
Nella sua dichiarazione pubblica, Tabakis non smentisce ma avvolge le sue parole in un velo di ambiguità quasi iniziatica: “La mia visione sull’omosessualità è quella della Chiesa ortodossa da 2000 anni, né più né meno”. Poi l’affermazione che suona come un mantra degno di un guru psichedelico: “È meglio peccare con libertà che essere virtuosi con oppressione”.
Sulla benedizione ad Alba Dorata, il sacerdote si difende spiegando che si trattava di un incarico ufficiale, come per qualsiasi partito politico all’epoca legalmente riconosciuto. E aggiunge un dettaglio che sembra uscito da una poesia di William Blake: “Per questo ho tolto i tasti dalla mia chitarra, per il mio bisogno mentale di non essere confinato nei confini”.
Il festival Making Time di Filadelfia, dove Tabakis avrebbe dovuto esordire dal vivo in Nord America, lo ha già rimosso dal cartellone. Lui, dal canto suo, dichiara di desiderare “pace, eremitismo e di caricare la mia musica con passione e pace sul mio canale”.
La domanda che aleggia è forse più antica della musica stessa: si può separare l’arte dall’artista, la mistica dalla sua ombra? Tabakis sembra suggerire che la verità (come le note sulla sua chitarra senza tasti) vive negli spazi intermedi, dove il peccato e la grazia danzano insieme nell’incertezza.
Una dichiarazione che mescola ortodossia millenaria e una visione quasi gnostica della libertà.