Un’opera monumentale a sancire il naturale approdo di una ricerca sviluppata nel corso degli anni con disciplina severa e chiarezza di intenti. “The Will Of Tongues” rappresenta soprattutto questo nella discografia di Sarah Davachi, per la capacità di offrire uno spaccato esaustivo tanto del pensiero quanto degli elementi fondanti della sua pratica compositiva. Un processo fondato sull’esplorazione della durata estesa, dell’accordatura naturale, delle variazioni timbriche minime, dell’interazione tra elettronica e suono acustico, il tutto centrale nelle tredici composizioni che strutturano il lavoro.
Affrontato in solitaria, rinnovando l’amore per gli organi storici intercettati in un ideale giro del mondo, o affidato alle virtù interpretative di diversi organici da camera ed ensemble microtonali, il suono concepito dalla talentuosa compositrice canadese continua ad irradiarsi con rigore cristallino senza sfuggire ad un portato emozionale comunque tangibile. La solennità pacata di partiture quali “Canto Duo” e “The Second Tuning”, così come l’equilibrio in lenta evoluzione delle due parti di “The Rose Dialogues” definiscono con incisività tale attitudine, definendo al tempo stesso l’importanza della durata delle esecuzioni. È infatti ancora la pratica dell’ascolto profondo teorizzata da Pauline Oliveros ad essere obiettivo mirando alla costruzione di ambienti immersivi che pretendono massima concentrazione per cogliere la costante interpolazione tra frequenze continue e variazioni infinitesime.
La scrittura della Davachi chiede dedizione, invita ad un’esperienza aurale attiva tra spirali elettroacustiche che fondono storia e sperimentazione. Una declinazione virtuosa che è valsa il Leone d’Argento 2026 alla Biennale di Venezia.
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16/09/2026