Ogni album è capace di raccontare nei dettagli la vita di un musicista, le sue recenti esperienze, le sue gioie e i suoi fallimenti. Nel caso di Chelsea Wolfe, alla liberazione dalla dipendenza dagli alcolici (da cui poi è nato il penultimo “She Reaches Out To She Reaches Out To She”) oggi è subentrata una nuova liberazione, quella dal buio: attraversarlo per ritrovare la luce, mettendo di nuovo al centro se stessi, dopo un periodo in cui i bisogni degli altri erano diventati più importanti dei propri.
“The Dark” è dunque uno specchio del presente ma con lo sguardo rivolto al passato, non a caso l’artista di Sacramento qui ha riabbracciato la semplicità (ne avevamo già parlato in un nostro recente articolo). Dopo le esplorazioni elettroniche del precedente lavoro, i nuovi brani segnano così un ritorno agli strumenti: spesso si parte con la chitarra acustica, la voce e il pianoforte, per poi esplodere più avanti, quando le nuvole cominciano a scaricare l’elettricità.
Fin dalla copertina, si percepisce qualcosa di più sofisticato, di patinato, come se l’anima più accessibile del progetto cercasse di penetrare con maggior convinzione nel tessuto gothic-folk che ha sempre contraddistinto tali sonorità. Quello che accade nel singolo “Cold”, un biglietto da visita lineare, pulito ed elegante, in attesa delle declinazioni alt-rock di “Seethe” e della più tortuosa “Humours”, un passaggio dove l’identità di Chelsea Wolfe torna a sondare il profondo, nel ricordo dei migliori momenti di “Pain Is Beauty” e “Abyss”. Ma “The Dark” si aggancia anche alle scintille di “Hiss Spun”, perché qui ritroviamo la collaborazione di Troy Van Leeuwen dei Queens Of The Stone Age, stavolta ospite nella trascinante “Swallower”. Sensazioni che si ripetono più avanti, prima con l’irrequieta “Turn The Key” e successivamente con il doomgaze di “Death Is Not The End”, uno dei momenti più elevati dell’album.
Nel disco, spesso trova spazio una delicatezza dai bagliori pop: dalla meno efficace “Halo” al rilassato folk della title track (passando anche per “I’m Not There” e la conclusiva “Dancer In The Sky”), Chelsea Wolfe sceglie la leggerezza, quasi a voler strizzare l’occhio a un pubblico meno votato alla sperimentazione o all’oscurità tout court. Motivo per cui, seppur recuperando molte scorie del passato, “The Dark” rinnova la formula attraverso un linguaggio più semplice e immediato, complice una produzione poco incline a sporcare il candore generale del lavoro.
In definitiva, siamo al cospetto di un buon ritorno che bisogna saper apprezzare sia nelle sue sfumature più elaborate che nel suo approccio più easy (la durata media dei brani oscilla intorno ai quattro minuti). Si realizza così l’ossimoro perfetto: dark nel titolo, luminoso e meno lugubre di quanto possa sembrare nel risultato, questo è il nuovo album dell’artista californiana. La cui prova vocale resta, ancora una volta, di un livello superiore.
25/08/2026