SUSANNA HOFFS - The List

2026 (Baroque folk)
folk-pop, songwriter

Salita alla ribalta negli anni ’80 come co-fondatrice e frontwoman delle Bangles, coautrice, per giunta di molti dei successi della band, ma anche per aver preso parte con l’indimenticabile Dave Roback alla composizione di canzoni come “I’ll Keep It with Mine” e “I’ll Be Your Mirror” contenute nell’omonimo primo disco dei Rainy Day nel 1984, da preludio a band come Rain Parade, Opal e Mazzy Star, la californiana Susanna Hoffs ha poi gradualmente intrapreso una carriera da solista con cui dar sfogo alle proprie potenzialità cantautorali, collaborando negli anni con Jon Brion, Mick Fleetwood, John Entwistle, Jim Keltner, Mark Linkous e David Lowery.

Figlia di uno psicoanalista e di un’artista, la Hoffs si è sempre contraddistinta nei circoli folk pop della West Coast anche per la sua spiccata propensione a raccogliere storie e suggestioni della propria cerchia di amici, invitandoli spesse volte nel proprio salotto per dar vita a canzoni che potessero restituire in musica gli aneddoti più entusiasmanti.
E’ un approccio alla composizione corale ancora vivo, in quanto per buona parte cifra della genesi del suo nuovo album, “The List”, ovvero “una riflessione gioiosa e profondamente umana sul significato di essere vivi e innamorati, e sul guardare con gratitudine e intensità emotiva alle storie che hanno plasmato la mia vita”, citando le sue stesse parole.  

Nate, appunto, da una nutrita serie di incontri privati che hanno visto alternarsi in casa Hoffs musicisti come, tra gli altri, Dan Wilson, Edie Brickell e il produttore Cj Camerieri, queste dodici canzoni sono innanzitutto affreschi di vita, esaltati da una formula soft-pop elegante, scevra da complicazioni di sorta, con il piano, la chitarra e la batteria sempre in gradevole appoggio alla voce sottile e graffiante di Susanna.  A cominciare da “Casablanca”, il primo singolo estratto da “The List”, scritto insieme a Wilson e Camerieri. Una ballata folk nostalgica su “ciò che avrebbe potuto essere” e dal passo spedito, ispirata da un “incontro surreale” avvenuto a New Orleans nel 1988 con Bob Weir, passeggiando uno accanto all’altra mentre una parata improvvisata di fan dei Grateful Dead riempiva le strade.

Tra una cavalcata folk e una nenia pop, “The List” è uno di quei dischi piacevoli da lasciar fluire senza smanie eccessive. L’imperativo è quello di lasciarsi cullare dalle melodie immediate, che a volte ricordano la miglior Juice Newton (“Learn a Lesson Twice”), e altrove la Joan Osborne di “One of Us” appena rallentata (“Time”).
Ballate come “The Island”, poi, sembrano prese in prestito da un disco di Judee Sill, e altre come “Good Luk” da un’operetta soul jazz di Broadway.  E anche sul finale, quando c’è da cantare l’ennesima riflessione sul tempo che scorre inesorabile, Susanna Hoffs si fa apprezzare per il suo disincanto armonico, tra speranze ritrovate e ali spezzate che ancora riescono a volare (“What Are Wings For”).

“The List” non è un album nato per sorprendere, ma per essere ascoltato possibilmente in salotto e guardando alla finestra, con il ricordo degli anni migliori a farci dolcemente compagnia.

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05/10/2026

Tracklist

  1. 1. Casablanca
  2. 2. Where Do We Go
  3. 3. None of Them Were You
  4. 4. Time
  5. 5. Bad Case of Loneliness
  6. 6. Learn a Lesson Twice
  7. 7. Fool
  8. 8. Vertigo
  9. 9. This Island
  10. 10. Good Luck
  11. 11. Without You
  12. 12. What Are Wings For

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