Giunto dopo otto anni di silenzio, il nuovo progetto del duo berlinese Nick & June è un potenziale album
cult per gli amanti del
dream-pop più introspettivo e
dark.
Registrato a Bridgeport (Connecticut), “New Year’s Face” è stato elaborato dall’esperto produttore Peter Katis (
Sharon Van Etten,
National,
Interpol) con molte collaborazioni che contribuiscono alla resa finale:
Owen Pallett, gli
Antlers, Kyle Resnick e Ben Lanzm, ovvero la sezione fiati dei National, e Thomas Bartlett/
Doveman.
La genesi del disco è stata alquanto particolare, essendo nato dopo la rottura tra i due musicisti, Nick Wolf e Suzie-Lou Kraft, ma, nonostante tutto, “New Year’s Face” concentra le attenzioni su riflessioni più generali e di ampio respiro, piuttosto che sulle vicende sentimentali del duo.
Le direttive creative sono evidenti già dalle prime note della
title track: voci soffuse e stratificazioni sonore grondanti di synth e altri strumenti elettronici plasmano un campionario di suggestioni che vanno dai
Mazzy Star a
Lana Del Rey, mentre una scrittura minimale ed elegante pian piano svela una quantità di sfumature che tengono costante l’attenzione dell’ascoltatore.
Il passo dream-pop di “Dark Dark Bright” e il sontuoso arrangiamento di “Anthem” tengono a bada la pur costante vena malinconica del duo, ma è la splendida ed epica progressione di voci, fiati e chitarre di “Trouble” l’intuizione più pregevole. Doveman e Russian Red sono protagonisti di una delle pagine più atipiche del disco, “The Boy With The Jealous Eyes”: l’atmosfera onirica e vaporosa è resa vibrante da pochi accordi di chitarra e da un susseguirsi di pregiati intrecci vocali e strumentali che frantumano e ricompongono il tessuto melodico. Owen Pallett fa invece buon uso della chimera orchestrale nella conclusiva “Husband & Wife”, un fantasioso mix di
psichedelia e cosmic-folk.
Non sorprende che in questo viaggio attraverso i canoni della bellezza e della poesia il duo intercetti gli Antlers, complici del sussurro armonico di “2017” e dell’intensa ballata folk-noir “Pinker Moon” (che nel titolo tradisce una nobile fonte d’ispirazione), e poco importa se “New Year’s Face” aggiunge poco a quanto già scritto nel solco del dream-pop più noir (“You Are The Voice That’s Haunting”), l’album di Nick & June è frutto di una visione artistica che merita attenzione e discernimento.