Definire l’omonimo album di debutto di Peki Momés “una ventata di aria fresca” potrebbe sembrare paradossale per un progetto che si nutre con consapevole enfasi di estetiche vintage: il funk, la dancefloor passando per riferimenti a sonorità pop di altri tempi. Eppure, l’artista turca di base in Germania si distingue per la sua capacità di riformulare eredità sonore passate in una lingua espressiva e contemporanea. La sua musica miscela con naturalezza suoni e ritmi di epoche e latitudini differenti utilizzando una grammatica sonora propria. Il risultato è un sound che dà l’impressione di guardare oltre l’ovvio, pur restituendo familiarità nell’ascolto.
A fungere da motore dell’intero progetto c’è “Göç Mevsimi”, un brano che dimostra come la cantante sappia governare con equilibrio ballabilità e raffinatezza produttiva: con il suo groove avvolgente e i suoi arrangiamenti calibrati, è una delle tracce più interessanti dell’anno appena trascorso. Parallelamente, “Rüya” conferma questa attitudine: il suo impulso ipnotico e il percorso melodico hanno attirato l’attenzione internazionale, tanto da meritare spazio oltreoceano nella trasmissione radiofonica di Iggy Pop.
Nel prosieguo dell’album si alternano momenti più contemplativi e altri che mantengono viva l’energia complessiva, evidenziando la coesione di un progetto pensato nella sua totalità. In “Masmavi” spicca la capacità di Peki Momés di far fluire con eleganza psichedelia e disco, grazie a texture sintetiche ben dosate e linee melodiche che mantengono sempre vivo il contrasto tra leggerezza e profondità. Al contrario, “Yaşlı Dünya” sembra piuttosto risucchiare l’ascoltatore in un vortice ipnotico, più che invitarlo a ballare, per poi lasciar emergere gradualmente sonorità orientaleggianti e sfumature timbriche che trasformano la traccia in un’esperienza ambigua e suggestiva.
Sul versante più giocoso dell’album, “Oyun” assume un ruolo interessante anche per l’esplicito richiamo stilistico a sonorità di city pop giapponese. Effettivamente, Peki Momés ha più volte riconosciuto l’influenza dell’artista nipponica Akiko Yano sul suo lavoro e in “Oyun” questo retaggio emerge in un gioco di linee armoniche che scivolano tra scintille elettroniche danzerecce e fraseggi dal gusto jazz. Convincente anche il finale che oscilla fra la tensione lirica di “Bahar” e la traccia conclusiva “Laleler”, che con i suoi groove anatolici e i suoi impulsi funk–psichedelici riprende le principali direttrici stilistiche del disco.
Nel complesso, “Peki Momés” non raggiunge picchi eclatanti oltre i brani di punta già citati, tuttavia si mantiene coerente e qualitativamente solido dall’inizio alla fine, con una visione artistica ben definita, che non sacrifica intensità espressiva né unità stilistica. L’artista turca è già al lavoro sul suo prossimo album e siamo curiosi di vedere come saprà sviluppare ulteriormente il proprio linguaggio sonoro.
16/01/2026