Quanto è persistente l’ombra del recente passato pandemico? Quanto profondo è il segno che nel bene e nel male ha lasciato in noi? Sembra non esaurirsi l’onda lunga di questo periodo nefasto che tanto ha inciso sulla recente produzione artistica e il terzo lavoro di Antonio Tonietti si inscrive totalmente nella sua scia. Non una risposta in termini di solo suono, ma uno spettro sensoriale nutrito altresì da immagini e parole, il tutto condensato in un libretto di fattura pregevole autoprodotto in collaborazione con Sarab Lab.
Per la sua componente aurale, Tonietti mette in campo le sue doti di musicista e liutaio, plasmando un itinerario improvvisativo bipartito tracciato utilizzando synth, nastri e soprattutto i suoi strumenti autocostruiti. Due trame elettroacustiche dilatate, meditazioni sullo stato d’animo e sul processo di superamento di una fase di inquietudine, sviluppate con senso della misura senza scadere nell’eccesso.
“Debridement”. Il suono è sinistro, i suoi riflessi sono taglienti, la stesura incline a una stagnazione che prevede una modulazione essenziale. La materia risonante è un respiro algido, la luce convogliata asettica a dare corpo allo scenario chirurgico suggerito dal titolo. Ogni frequenza iniettata satura l’ambiente d’ascolto eppure la sensazione è quella di galleggiare nel vuoto, almeno fino al raggiungimento della sua coda noise.
“Restitutio”. Il flusso si sgretola, procede inceppando tra frammenti, singhiozzi sonori tenuti insieme da una melodia sintetica in filigrana che scandiscono un incedere vorticoso, gravido di tensione. È la tempesta che precede la ritrovata quiete e un senso aumentato di consapevolezza.
Le poesie e i disegni amplificano il tutto, ponendosi come ulteriore eco di un percorso esperenziale avvolgente, che invita a essere partecipi e nutrirsi delle risultanze di un’idea sviluppata in modo coerente su differenti binari.
02/01/2026