Il marchio di fabbrica di Ron Trent è una house che sembra suonata da un combo fusion, e che in “Lift Off”, pubblicato per Rush Hour, si sporca di sale balearico (“Street Wave”) e bagliori disco music. Il risultato è quasi un trucco da prestigiatore: l’autore fa dimenticare di star ascoltando un Lp da club, se non fosse per quel quattro quarti inchiodato a un intricato intreccio ritmico, avvolto da percussioni suonate, come se Elvin Jones o Max Roach avessero deciso di farsi un dopo-serata tra i fiumi dell’alcol.
Un lessico sonoro che pesca dalla musica nera (“Hot Ice”, ispirata a Wally Badarou), dall’arte delle tastiere e dagli ospiti giusti: la chitarra jazz di Lars Bartkuhn in “Street Wave”, la voce recitante dal tocco latino di Harry Dennis in “Her”, e soprattutto Leroy Burgess, leggenda del boogie, che presta la voce a “Let Me See You Shining” fondendo il ritmo metropolitano di Trent con la sua eredità proto-house degli anni Ottanta. Urbano e levigato, il lavoro è un viaggio extra-lusso tra grattacieli e visioni crepuscolari.
“Woman of Color” distende archi sintetici su percussioni samba, “Sexstrology” fa danzare soli di piano elettrico su un solco da pista, “Just Another Love Song” e “Juice” alleggeriscono il respiro nella seconda metà. I due Cd, con quasi novanta minuti, sfiorano però l’eccesso: i brani si allungano oltre il necessario e diversi riempitivi affiorano nella seconda metà. Un veterano che la pista la conosce come le proprie tasche, con una classe che non si discute, anche quando abbonda.
14/08/2025