Giunge al significativo traguardo del quarto album l’ambizioso e multiforme progetto di Annalisa De Feo,
Duo Onirico Sonoro, condotto con compagni di viaggio spesso diversi. Negli ultimi due anni la
line-up si è stabilizzata con la presenza della violoncellista Livia De Romanis, creando le migliori condizioni per portare a compimento il discorso avviato grazie al precedente “
Floating”. Si tratta di un percorso che tende ad allontanarsi dalle sfumature jazz degli esordi per perfezionare l'equilibrio fra raffinato modern classical e convincenti slanci electro, mantenendo sempre una decisa impronta sperimentale. Otto tracce più una
bonus track, organizzate suddividendo idealmente l’opera in due parti, piuttosto diverse fra loro anche se assolutamente complementari.
L’apertura è affidata alle note dissonanti del violoncello e a un corpo metallico che sfrega le corde del pianoforte: un incipit che sa di avanguardismo, impostato sulla ricerca del suono inusuale, poco allineato. “All About Thinking” ristabilisce una sorta di provvisoria quiete, con i due strumenti pronti a inseguirsi a vicenda, modellando una morbida danza che abilmente si increspa attraverso un crescendo alimentato dall’intervento del contrabbasso di Jacopo Ferrazza. Un deciso tocco esotico è portato dalla successiva “Kalim”, per mezzo del suono della kalimba e di un pianoforte che a tratti ricama motivi dall’inconfondibile sapore latino. Sembra di aver già visitato un mondo, ma il viaggio è appena iniziato...
“From Deep Of The Air” è la traccia più canonicamente modern classical, posizionata fra le evocative visioni di
Sakamoto e il malinconico
impressionismo urbano del recente
Dardust, alla costante ricerca del pathos. Attraverso “Tala”, riuscito esperimento per violoncello, elettronica e voce (ma una voce come potrebbe essere trattata da
Arca), si cambia totalmente scenario: “Shifting Landscapes” rappresenta il pregevole riassunto degli anni berlinesi di Annalisa, un altro crescendo, ma questa volta concepito dal punto di vista del
beatmaker, costruito con la collaborazione di Simone Alessandrini al sax e alle interferenze elettroacustiche, una sintesi in grado di funzionare persino nei club più
underground di Londra e New York. La spirale continua a roteare nella doppietta conclusiva, “Tech Humana”/ “Growing Spiral”, mantra ossessivo dai tratti psichedelici che sancisce nuovi sfidanti sviluppi in chiave electro-
wave.