“Saturn Is A Supercomputer” rappresenta il secondo capitolo della metamorfosi di .Vril: della produzione precedente, forgiata tra le mura della Giegling e del suo clubbing sognante, conserva l’inclinazione per le iterazioni dub e l’atmosfera densa e fumosa, ora arricchita da espedienti da colonna sonora fantascientifica. Se nelle prime produzioni dominavano drum machine minimali contrastate da melodie solitarie e surreali, con “Animist” l’artista aveva già svelato nuove direzioni, abbandonando ogni velleità contemplativa in favore di una visione epica e futuristica.
Un cambiamento maturato nel cambio di moniker stesso, che porta con sé architetture meno ancorate al minimalismo di partenza. La trasposizione avviene attraverso profondi riverberi, tastiere dal piglio quasi electro e un senso di spazi siderali che tuttavia fatica ad amalgamarsi con gli altri elementi. Tra le contraddizioni, la nuova direzione assume connotati di rilievo: “Habit Forming” è una fantasia ambient techno che ammicca a strade luminose, quasi Idm, e lì la sensazione di fluttuare nel cosmo tra nebulose interstellari trova una forma inedita, lontana dai fumi minimal dub delle prime uscite.
L’inserimento di nuovi elementi, sintetizzatori brillanti, mood da retrogaming e linee vocali passate attraverso il vocoder, appare un esperimento dal risultato incerto, con l’attenzione che scivola più facilmente sulle esplorazioni nostalgiche che sui nuovi sentieri. Un intermezzo nel tentativo di tracciare nuove rotte, senza ancora rivelare una reale direzione. Dopotutto, l’universo è sconfinato, e le strade da percorrere sono incalcolabili.
04/02/2025