Con questo quarto album, i Nubiyan Twist forse vogliono offrire la loro risposta definitiva alla domanda “come suonerebbe una big band negli anni Venti del XXI secolo”? La risposta sta innanzitutto nell’abilità di far propria una delle peculiarità del jazz, ossia la capacità di abbracciare nuove proposte sonore e includerle nella propria vivacità espressiva: da qui il mix di jazz, soul, hip-hop, grime, funk, afrobeat, elettronica ecc. con cui il gruppo lavora sulle proprie canzoni.
Ma questo non basta, e allora occorre ricordare che i Nubiyan Twist sono una band di ben nove musicisti, capitanati dal chitarrista e produttore Tom Excell e dalla cantante Aziza Jaye, ultimo ingresso in organico, e con una line-up che conta fiati (Jonny Enser, tromba; Nick Richards, sax contralto; Denis Scully, sax tenore; Hannah Mae, sax baritono), tastiere (Lewis Moody), basso (Luke Wynter), batteria (Finn Booth) voci e percussioni, le possibilità di spaziare sono assicurate.
Tom Excell descrive il nuovo lavoro come “un’istantanea delle nostre influenze e dei viaggi collettivi durante il tempo in cui è stato fatto” e “una catarsi per le nostre lotte, un vascello per le nostre gioie”. Ad anticiparlo, c’è stato il singolo “So Mi Stay”, uscito alla fine del 2023, che presenta l’ingresso della nuova cantante: è un pezzo allegro e ballabile, in cui l’energia l’hip-hop e l’r’n’b si sublimano un ritornello allegro e cantabile, mentre il ritmo si fa incalzante e i fiati vivacizzano la scena.
L’album invece si apre con “Battle Isn’t Over”, uno dei pezzi più riflessivi del lotto: è una sorta di introduzione-dichiarazione di intenti, sul non arrendersi alle sconfitte e alle difficoltà. Accostata alla presentazione di Excell, pare introdurci a un album che dalle esperienze e dalle fatiche di ciascuno segna un momento di riflessione e di rinascita, con il quale “trovare la propria fiamma” e ripartire. Come pare indicare proprio la traccia successiva, “Lights Out”, con il suo inizio in dissolvenza di basso e batteria che insieme ai fiati prende corpo e ci colloca su una pista da ballo 70’s, in una sorta di rivisitazione moderna della disco-music. È uno dei pezzi più importanti, grazie alla collaborazione prestigiosa con Nile Rodgers, che con la sua chitarra taglia gli accordi e contribuisce alla creazione di uno dei brani più ballabili e fruibili del disco. Una collaborazione è anche il brano successivo, con Mia Moran, meno ballabile e con ampio spazio per i virtuosismi degli strumenti solisti.
“Woman” ha un ritornello potente, a metà tra lo spettacolo di cabaret e una big band anni Trenta, con la voce e i fiati che si rispondono e rafforzano a vicenda; in questo brano Aziza Jaye è chiamata a mostrare tutta la sua versatilità di cantante, alternando i registri del rap nella strofa e la grinta del ritornello.
Nella successiva “You Don’t Know Me” in studio di registrazione entra corto.alto, il polimusicista di Glasgow che nel 2023 grazie a “Bad With Names” si è fatto notare parecchio, a rinvigorire il contributo degli ottoni e il muro di suono dentro al quale la voce finisce per amalgamarsi. “Carry Me” vede la presenza di un altro ospite importante: Seun Kuti, con il quale i Nubiyan modellano uno dei pezzi più afro dell’album: alla batteria il compito di porre una base ricca e movimentata, sulla quale i fiati modellano parti corali e soliste.
“Pray For Me” è divisa in due parti, in due generi, in due collaborazioni; nella prima, abbiamo i ritmi sudamericani e il microfono di NEONE the wonderer; nella seconda, siamo di nuovo in zona afrobeat, e abbiamo K.O.G., collaboratore ghanese di lunga data della band, sempre alla voce.
L’ugola di Aziza Jaye torna al centro in “Reach My Soul”, una sorta di ballata urban nella quale sul ritmo cadenzato di batteria e fiati, il suo cantato è quasi accompagnato dai fraseggi del basso elettrico. La title track, “Find Your Flame” è la penultima canzone; è un pezzo difficile, estremamente teso, che fatica a risolversi, nel quale la linea di basso sembra contrapporsi all’andamento ossessivo di tutti gli altri strumenti, voce compresa.
L’album si conclude con “Slow Breath”, che è anche l’ultima collaborazione in scaletta, con la cantante Mamani Keïta, già corista di Salif Keïta. È un omaggio alla musica tradizionale malese, rivisitata dalle sonorità di cui i Nubiyan hanno dato ampio sfoggio nell’album.
“Find Your Flame”, nonostante i suoi ritmi e i suoi groove, i suoi assoli e le sue parti vocali, non è un disco immediato e facile; le battaglie e le gioie, le difficoltà e le tensioni cui ha fatto riferimento Excell nel presentarlo ci sono tutte, tradotte in un linguaggio musicale complesso, ma non intellettualistico. È un album che pertanto si fa apprezzare mano a mano che gli ascolti si aggiungono, permettendo di coglierne la profondità, la ricchezza musicale e la portata dei vari collaboratori che vi hanno preso parte.
19/10/2024