Gli
Zeal And Ardor esistono ormai da dieci anni, dal 2014 anno del loro esordio semi-clandestino. Si sono poi fatti notare davvero solo nel 2017 con “
Devil Is Fine”, Lp che li ha fatti diventare una promessa nel mondo del
black-metal che tenta le più ardite commistioni (in questo caso con la musica gospel e gli spiritual).
In questi anni, e ormai non sono pochi, il disco della consacrazione ancora non è giunto e il nuovo “Grief” non sembra poter ambire a questo traguardo. Manuel Gagneux e band stavolta cercano di cambiare, provando nuove sonorità, spesso più melodiche, meno urlate e in generale meno legate al black metal. Quello che in generale manca è l’ambizione di fare un passo in più, di tentare di andare oltre a una semplice idea appena sviluppata.
Emblematica è “The Bird, The Lion And The Wildkin”, con una
intro interessante, uno sviluppo deciso con chitarra ed elettronica che però termina improvvisamente dopo novanta secondi, quando - se sviluppata a dovere - sarebbe potuta divenire uno dei brani migliori di tutta la discografia della band svizzera. “Fend You Off” è esemplificativa del nuovo corso, con una voce che tenta di mostrare le sue capacità, prima quasi da
crooner, poi con urla black metal.
Ci sono chiarissimi rimandi al prog metal dei
Tool in “Kilonova” e a quello dei
Meshuggah in “Clawing Out”, mentre quando si ritorna al tipico canto spiritual a domanda e risposta (“Go Home My Friend”, “Hide In Shade”) si determina un effetto nostalgia nel complesso piacevole.
“Thrill” propone la melodia più avvincente, ma questo non sembra salvare una band che sembra destinata a essere un'eterna promessa, ancora una volta non in gradi di consacrarsi definitivamente.