Zeal And Ardor

Zeal And Ardor

Gli schiavi che si ribellarono a Dio

di Valerio D'Onofrio

Il progetto di Manuel Gagneux rivede la storia degli schiavi africani dando loro una strada per la libertà. I canti religiosi spiritual fusi al black-metal, la tradizione africana al satanismo del metal estremo scandinavo. Un crossover inaudito ma ben riuscito

Il musicista svizzero-statunitense Manuel Gagneux è l’artefice di uno più bizzarri crossover tentati nella scena metal degli anni 10. Se il metal - e in particolare il black-metal - è da anni aperto alle più svariate contaminazioni, dai tempi estremamente dilatati al limite dell’ambient, al folk, al prog, all’elettronica, alla musica medievale o sinfonica, non era facile intuire la possibilità di un connubio tanto ardito quanto quello con gli spiritual degli schiavi africani deportati negli Stati Uniti. Gli spiritual nascono come canto religioso degli schiavi per lenire le sofferenze della fatica da lavoro, dei maltrattamenti e del loro stato di oppressione. Canti prettamente rivolti a Dio, spesso vietati dagli schiavisti, tentativi disperati di una ricerca di sollievo e soprattutto un grido che facesse sentire al mondo e a Dio il desiderio della propria libertà. Fondamentale negli spiritual è la vicinanza alla struttura dei canti di lavoro, con lo schema a domanda e risposta, nel quale al cantante singolo della strofa seguiva un coro. E’ certo che dentro gli spiritual siano presenti i germi del jazz, del gospel e del blues.

zeal_and_ardor_02Manuel Gagneux conosce bene la storia dei suoi sfortunati antenati e decide di intraprendere la strada impervia della fusione tra black-metal e tradizione africana, tra spiritual e doppia cassa, tra canto straziante e urlo metal. Trasforma gli spiritual rivolti a un dio compassionevole e li indirizza a Satana, prende in prestito il simbolo del sigillo di Lucifero aggiungendo le iniziali del nome della band, immaginando una sorta di ribellione degli schiavi alle loro catene, alla religione dei loro padroni che li avevano costretti ad abbandonare le proprie originarie tradizioni religiose. Una ribellione al Dio imposto, quindi non autentico, rivolgendosi al suo opposto e cogliendo in questo modo una forte vicinanza con le origini del metal estremo scandinavo.

Il primo passo è un tentativo ancora embrionale di sviluppare le proprie idee, il misconosciuto album d’esordio omonimo del 2014 Zeal And Ardor. Autoprodotto, registrato con mezzi semi amatoriali, ancora con voce singola, l’album è un contenitore di varie idee che si sovrappongono senza raggiungere un progetto omogeneo. Non male “A Spiritual”, che è solo un abbozzo dei suoi lavori successivi, e la violenta “Bellator Halli Rha”, che alterna momenti folk e black metal. Inizia l’abitudine di pubblicare brevi brani divisi in tre parti, in questo caso “Intermezzo”, che lo vede tentare la strada del breakcore. Il brano che fa prevedere buone potenzialità per il futuro è la title track “Zeal And Ardor”, che recupera in parte la struttura spiritual con ritmi pesanti tra l’industrial e il black-metal.

zeal_and_ardor_sigillo_di_satanaSe la carriera di Manuel Gagneux fosse finita qui nessuno si sarebbe mai ricordato di lui, ma fortunatamente nel 2017 - dopo essersi procurato una vera band - pubblica un lavoro nettamente più maturo e professionale, esplicito fin dal titolo nelle tematiche, Devil Is Fine. In appena 25 minuti e 9 brani brevi, Gagneux riesce a dare coesione e forma al suo progetto, unendo satanismo e canto africano, urla black-metal e cori spiritual. Immediatamente dalla title track si ha l’idea del mondo surreale nel quale ci si sta addentrando. Blasfema e bizzarra, “Devil Is Fine” usa per la prima volta la struttura tipica dei canti di lavoro a domanda e risposta; canto di Gagneux e risposta del coro formato dalle voci di Denix Wagner e Marc Obrist. L’aggiunta di chitarra distorta e batteria non stravolge l’atmosfera malsana ma la potenzia, facendoci comprendere quanto il crossover sia riuscito. "In Ashes" ha come protagonisti veri i cori lugubri vicini a un canto liturgico per preti di Satana, mentre la chitarra copre con un tappeto continuo. Il brano diviso in tre parti stavolta è "Sacrilegium", che va da sperimentazioni elettroniche (la prima), cantilene per carillion (la seconda) e ninna nanne infantili per synth (la terza).
Ma il brano che diventa uno dei manifesti dei Zeal And Ador è "Come On Down", che trova il perfetto equilibrio tra l’urlo black-metal, il canto alternato ai cori e le violente sfuriate di chitarra. "Children's Summon" avvicenda cori liturgici da messa nera e accelerazioni grindcore, mentre in "Blood In The River" il canto di Gagneux diventa particolarmente urlato e il dualismo spiritual black-metal totalmente ibridato. L’album fa discutere parecchio nell’ambiente metal e non solo, l’hype per la band aumenta.

zealardorPassa appena un anno ed è pronto il nuovo Lp con la medesima formazione, album che omaggia Billie Holiday e uno dei suoi brani più celebri contro la schiavitù e il razzismo. Stranger Fruit (2018) è un lavoro più complesso, quarantasette minuti invece di venticinque, sedici brani invece di nove. Questo ovviamente non vuol dire in assoluto che sia più riuscito, ma se da una parte tenta di continuare sulla medesima strada, lo fa cercando di scavare ancor più in profondità nel progetto. Sono tanti i momenti interessanti, ma sembra che la lunghezza eccessiva disperda le idee messe sul piatto. “Intro” parte con monolitiche sferragliate metal e canto africano; “Gravedigger's Chant” diventa meritatamente la loro hit del 2018, mentre la preghiera satanica “Servants” raggiunge un equilibrio tra tempi lenti e potenza, canto afro/metal e cori.
I Zeal And Ardor cercano suoni diversi ma sempre nel solco black-spiritual. La brevissima “Coagula” ricorda i brani più recenti dei greci Rotting Christ, mentre in certi momenti, come ad esempio nella finale “Built On Ashes”, la band sovrappone melodia a un feedback di chitarra distorta senza variazioni in modo simile ai primi Jesus And Mary Chain. Non mancano i brani metal estremi (“Waste”) o certi più alternativi come l’ipnotica “The Fool” o il giochino per synth "Solve", mentre molto più spesso la ricetta di Gagneux rimane fedele alle intenzioni (“We Can't Be Found” con i suoi potentissimi riff o la lugubre title track). Forse l'eccessiva lunghezza, forse la mancanza di un grande brano, l’idea è che i Zeal And Ardor debbano ancora dare il meglio di sé.

Nel 2020, in piena pandemia, con un’attività live ridotta al lumicino, la band di Manuel Gagneux non è rimasta con le mani in mano ma ha pubblicato un Ep, Wake Of A Nation (2020), nato sull’onda della rabbia provocata dalla morte di George Floyd con cui ha abbracciato coraggiosamente e senza remore la causa del movimento Black Lives Matter.

Dopo questa parentesi è la volta del nuovo Zeal And Ardor (2022), stranamente intitolato come il loro misconosciuto e introvabile Lp d'esordio del 2014. Di certo ci troviamo di fronte l’opera meglio prodotta sinora dalla band. “Zeal And Ardor” continua sul consueto percorso tra black metal e canto spiritual accentuando complessità e aggressività, potendosi definire iol loro lavoro più maturo. Dopo la breve ma possente title track si arriva a una serie di brani violenti e frenetici come “Run”, un'invettiva antireligiosa con testi blasfemi molto diretti. Altri brani decisamente heavy sono “Feed The Machine”, “I Caught You” e “Götterdämmerung” che portano all’estremo lo screaming di Gagneux con riff di chitarra rapidi e taglienti. Ma la band sa anche cambiare registro con “Golden Liar” spingendosi sino al confine della ballata folk in stile Leonard Cohen con atmosfere western.

Non manca quasi mai la classica struttura di canto con risposta del coro tipica degli spiritual, che stavolta trova il suo apice in quello che è probabilmente il brano che rimarrà maggiormente nella memoria, “Church Burns”, dove le chiese che bruciano sono quelle degli oppressori degli schiavi neri, siano essi gli autori degli spiritual e dei canti gospel delle origini o quelli moderni come il povero George Floyd. Infine ci sono da segnalare alcuni tentativi di commistioni anomale, come “Emersion”, bizzarro insieme di elettronica, chitarre persino shoegaze e canto scream, o il finale puramente elettronico, quasi vicino ai Mogwai, di “A-H-L-I”, coraggioso da inserire in coda, tanto da far presagire un possibile cambiato futuro nelle coordinate della band di Manuel Gagneux.

Zeal And Ardor

Gli schiavi che si ribellarono a Dio

di Valerio D'Onofrio

Il progetto di Manuel Gagneux rivede la storia degli schiavi africani dando loro una strada per la libertà. I canti religiosi spiritual fusi al black-metal, la tradizione africana al satanismo del metal estremo scandinavo. Un crossover inaudito ma ben riuscito
Zeal And Ardor
Discografia
  Zeal And Ardor (autoprodotto, 2014)
Devil Is Fine (Ada UK, 2017)
 Stranger Fruit (MVKA Music, 2018)
 Wake Of A Nation Ep (MVKA Music, 2020)
Zeal And Ardor (MVKA MUSIC, 2022)
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Video

A Spiritual
(videoclip da Zeal And Ardor, 2014)

Zeal And Ardor
(videoclip da Zeal And Ardor, 2014)

Devil Is Fine 
(videoclip da Devil Is Fine, 2017)

Come On Down
(videoclip da Devil Is Fine, 2017)

Gravedigger's Chant
(videoclip da Stranger Fruit, 2018)

Built On Ashes
(videoclip da Stranger Fruit, 2018)

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