Country Feedback - Intermission

2022 (MiaCameretta)
alt-rock, indie-rock
La primavera sta per arrivare, si torna a parlare del proverbiale risveglio della natura e non si può far altro che pensare alla più inquieta delle stagioni ascoltando il nuovo lavoro di Antonio Tortorello, in arte Country Feedback, che regala, nella sua mezz’ora di musica, una fioritura continua di arrangiamenti, uno sbocciare di suoni ed emozioni.
Il musicista laziale torna a due anni dall’esordio solista, “Season Premiere”, con un disco pieno di vita, che porta con sé i torpori dell’inverno ma si affaccia al sole lasciandosi pervadere dal suo calore, dalla sua luce.
 
“Intermission” si apre con “Orson Welles”, pezzo che scandaglia le problematicità dei media attraverso un convincente interplay chitarra-basso che ricorda un riff degli Interpol suonato più grezzamente dai Pixies. Tortorello è dopotutto un bassista esperto e creativo, sempre attento a costellare i suoi dischi di linee succulente e indelebili che non di rado fanno muovere i fianchi. Ciò che colpisce da subito del nuovo lavoro di Country Feedback è però la cura prestata alle percussioni, che nelle nove canzoni di “Intermission” presentano una varietà di soluzioni che sembra inesauribile.
Già all’interno dell’opener la contrapposizione tra un drumming secco e deciso e percussioni più dinoccolate è un ottimo esempio, ma l’intero lavoro è disseminato di scelte ritmiche suggestive, suggerite forse dai Talking Heads, che si avvicinano tanto all’elettronica, grazie all’utilizzo di drum machine, quanto a sensazioni caraibiche come quelle proposte in “Not Quite My Tempo”.
Altro tema portante di “Intermission” è l’intreccio fruttuoso tra gli strumenti a fiato e l’elettricità della sei corde presente lungo l'intero Lp ma particolarmente in evidenza in pezzi come “Borders”, nella strumentale “Reverse Engineering” e nel toccante crescendo finale della già citata “Not Quite My Tempo”, che arriva a toccare vette sentimentali vicine agli American Football.
 
Il primo singolo presentato, “Enemy”, spariglia ulteriormente le carte. Si tratta infatti di una walking song costruita su un giro di piano ipnotico che perdura continuativamente nel brano, trucco che Tortorello potrebbe aver ingegnosamente pescato da Kanye West, data la mai celata passione del nostro per il rapper e produttore americano. Da sottolineare in questo senso l’ottimo lavoro al mixer di Filippo Strang.
Il piano torna protagonista anche nelle melanconiche “Nothing’s Really Changed”, guidata da drum machine minimali, e nella ballata vagamente lisergica à-la Blur del self-titled, “Music Is A Mirror”.
La tripletta centrale del lavoro è completata da quella giungla di voci, battiti tribali e onde gravitazionali che è “Home”, e rivela il cuore di “Intermission” non solo come la parte più psichedelica dell'opera ma anche quella più avventurosa ed emozionante.
 
Il disco si chiude sulle note di “The Shape Of Things To Come” che vede protagonista la chitarra acustica e un ritornello reiterato che, come quelli di “Enemy” e “Music Is A Mirror”, si fa marchio di fabbrica della casa, arrivando con tempismo perfetto a spezzare i copiosi ma bilanciati flussi di parole dei versi.
I fiati in balia della brezza sul finale ci danno il commiato da un lavoro indie-rock pienamente compiuto ed estremamente sentito, che con la sua vitalità e il suo vigore fa pregustare i profumi e le sensazioni agrodolci della primavera.

Tracklist

  1. Orson Welles
  2. Not Quite My Tempo
  3. Enemy
  4. Home
  5. Music Is a Mirror
  6. Nothing's Really Changed
  7. Borders
  8. Reverse Engineering
  9. The Shape of Things to Come


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