Gli Ist Ist rappresentano una delle tante novità inseritesi recentemente nell'affollata cerchia dell'odierno universo
post-punk, movimento che sta vivendo una seconda giovinezza edificata sia su proposte più classiche, adiacenti alle linee tracciate dagli storici protagonisti, sia su moderne e innovative elaborazioni.
Il progetto ideato dalla band mancuniana mostra rifiniture più conservative, sondando le sonorità post-punk della branca
darkwave, in uno scenario che richiama da vicino i memorabili costrutti sviluppati dai seminali concittadini
Joy Division e
Fall (in primis), ma anche dal modulato onirismo dei
Durutti Column e dal neo-tribalismo urbano degli
A Certain Ratio.
In questo
sophomore intitolato "The Art Of Lying" si palesano rapidamente alcune variazioni rispetto al già convincente debutto "Architecture" (2020), dove in luogo di cadenze fermamente spigolose e fredde si passa ora a una maggiore commistione con atmosfere dal registro più melodico.
È soprattutto in brani come "Extreme Greed", "Middle Distance" e "Don't Go Gentle", il momento dove affiora il lato più intimo degli Ist Ist, avvicinando la loro proposta ai minimalismi emozionali degli
Editors e stendendo in alcuni frangenti il doloroso e peculiare nerofumo tipico degli
Interpol.
La
drum machine utilizzata nell'
opener "Listening Through The Walls" conferisce al pezzo un carattere risoluto, utile a porre in bella mostra la voce asciutta e cruda del
frontman e chitarrista Adam Houghton e il corposo telaio creato dai sintetizzatori di Mat Peters.
La malcelata disillusione di una Manchester incapace di affrancarsi dalle conseguenze di una disumanizzante industrializzazione aveva prodotto, a fine anni 70, l'esplosione di una fascia post-punk dagli sporchi e veementi connotati. È proprio questo acre e intrigante profumo che gli Ist Ist padroneggiano con maggior autorità.
Episodi come "The Waves" e "It Stops Where It Starts" ostentano alla grande questi corpulenti modelli, trainati principalmente dal basso martellante di Andy Keating, dall'oscurità vocale di Houghton - parente vicinissima, nel timbro baritonale, di quella molto più estesa del collega Tom Smith - e da deferenti inserzioni sintetiche, sempre fruttifere in tali contesti.
Come non menzionare le stuzzicanti stilettate chitarristiche lanciate in "Fat Cats Drown In Milk", capitolo
à-la White Lies che alza immediatamente il volume e il livello qualitativo dell'album e dal quale emerge manifesto l'enorme lavoro proferito da Greg Calbi, straordinario ingegnere del suono da più di quarant'anni sulla breccia.
I sentimenti che sorgono dai torvi solchi di "The Art Of Lying" sono ricchi e complessi, partendo, come spesso capita in questo periodo, dagli eventi pandemici che hanno caratterizzato gli ultimi due anni.
Gli Ist Ist tentano di dare un senso ad argomentazioni di forte emotività, traslando da lotte di potere a ideali distopici, attraverso un lirismo diretto e una densa stratificazione strumentale. Un ascolto sia solido che orecchiabile, vivamente consigliato ai numerosi cultori del genere, ma anche a chi volesse misurarsi con morigerata gradazione tra i caliginosi meandri che questo immarcescibile genere musicale sta ispezionando con successo ormai da svariati decenni.