White Lies

White Lies

Bugie bianche per anime oscure

di Cristiano Orlando

Amati dai fan, ma molto meno dalla critica che li ha spesso etichettati come palesi epigoni delle storiche band post-punk e darkwave, i White Lies si sono tenacemente costruiti una carriera di tutto rispetto che, senza più ripetere i picchi di riscontro del debutto, si è ben uniformata agli stili in rapida evoluzione. Ripercorriamo le loro gesta partendo dalle prime esperienze giovanili

And there's a part of me that still believes
My soul will soar above the trees
But a desperate fear flows through my blood
That our dead love's buried beneath the mud

Let's grow old together
And die at the same time
Let's grow old together
And die at the same time
("To Lose My Life")

I primi passi

Charles Cave e Jack Lawrence-Brown, entrambi provenienti dal villaggio di Pitshanger situato nella zona nord londinese di Ealing, ebbero la prima esperienza da musicisti nel corso di uno spettacolo scolastico svoltosi presso la North Ealing Primary School. Harry McVeigh, originario del quartiere di Sheperd’s Bush nella zona di Fulham, si unì a loro un paio di anni dopo.
E’ così che tra il 2002 e il 2003 il trio di quindicenni iniziò a suonare insieme con il moniker Fear of Flying, con McVeigh alla voce solista e chitarra, Cave al basso e Lawrence-Brown alla batteria, ruoli che si conserveranno stabilmente anche in futuro.

Avviati inizialmente come classico “progetto del fine settimana”, i Fear of Flying, grazie ad alcune buone intuizioni e all’immancabile pizzico di fortuna, si ritrovarono a completare un tour nel Regno Unito come supporto ad artisti di alto lignaggio quali Maccabees, Libertines, Good Shoes e Laura Marling.
Dopo aver realizzato, nel corso del 2006, due singoli per l'etichetta discografica indipendente Young and Lost Club ("Routemaster/ Round Three" e "Three's A Crowd/ Forget-Me-Nots"), entrambi prodotti da Stephen Street (Blur, Smiths), i Fear of Flying proseguono l’attività live con un seguito sempre maggiore fino al mese di ottobre del 2007, momento clou per il futuro del percorso artistico.

Esattamente due settimane prima dell’inizio dell’università viene presa la coraggiosa, quanto provvidenziale, decisione di concedersi il classico anno sabbatico e di provare a scrivere nuovo materiale, più affine alla loro vera indole artistica, allontanandosi con decisione da quanto proposto finora.
Cave, l’autore principale del gruppo, dichiara di non ritenersi più in grado di scrivere materiale soddisfacente e che solo con l’immaginazione avrebbe potuto forgiare storie semi-comiche, probabilmente inutili e imbarazzanti.
I Fear of Flying si sciolgono proprio nel corso del mese di ottobre con un laconico comunicato pubblicato sull’account ufficiale Myspace (poi subito cancellato) che riporta testualmente: "Fear Of Flying is DEAD ... White Lies is alive!", chiudendo senz’alcun altro atto la propria era e aprendo prepotentemente le porte alla storia dei White Lies.
La scena musicale inglese (e non solo) stava mutando radicalmente. Il veemente ritorno d’interesse verso suoni provenienti dalla tetra epoca new wave e post-punk aveva fatto riflettere a lungo la band.
Con l’introduzione di suoni più affini agli interessi attuali e alla ricerca di un nuovo marchio che ben riflettesse sia la crescita artistica che il cambio di direzione prescelto, la denominazione definitiva giunge a seguito di un approfondimento sulle cosiddette “bugie bianche”, finta verità di comodo, menzogna indecifrabile. Concetto intrigante e misterioso che si cuce perfettamente sulle atmosfere glaciali e sulle penetranti tematiche che diverranno il segno indistinguibile del loro stile.

L’esordio è con il botto!

Con il nuovo appellativo, Cave, McVeigh e Lawrence-Brown suonano il 28 febbraio 2008 il loro primo concerto presso il locale Bar & Kitchen di Hoxton Square.
La band ammise di aver perfezionato il repertorio scelto per svariati mesi, con l’obiettivo di raccogliere sapientemente il favore dei media e tentare di sfruttarne appieno l’eventuale positivo abbrivio. La scelta si rivela azzeccata, perché a seguito della performance seguono numerose offerte pervenute dalle varie etichette. Pochi giorni dopo quella fortunata esibizione i White Lies firmano il primo contratto discografico con la Fiction Records, forse pensando anche ai fasti delle loro seminali muse artistiche.
Di lì a poco spunta anche il debutto televisivo, il 30 maggio al “Later… With Jools Holland”, occasione che permette di presentare al pubblico due nuovi brani, "Unfinished Business" e "Death", pubblicati anche come singoli. Una stagione estiva effervescente, passata con favorevoli consensi ottenuti nei principali festival svolti nel Regno Unito e nel primo tour nazionale come supporto per numerosi concerti dei Glasvegas, con puntate anche negli Stati Uniti per una decina di esibizioni.
La seconda parte del 2008 annota la crescente attesa per l’agognato esordio. La band schedula le sessioni di registrazione negli ICP Studios in Belgio e nei Kore Studios di Londra. Viene fissata anche una provvisoria deadline, stabilita per il mese di gennaio 2009 e il titolo provvisorio “To Lose My Life Or Lose My Love”.

Effettivamente, come anticipato in esclusiva dal sito NME.com, il 12 gennaio 2009 il primo full-length dei White Lies è ufficialmente pubblicato con il titolo definitivo e abbreviato To Lose My Life, lavoro preceduto di una settimana dall’uscita del singolo title track, del quale era già stato presentato il videoclip in anteprima il 21 novembre.
L’album balza sorprendentemente al primo posto in classifica, trainato dalla veemente carica del brano omonimo che comincia, con non poca sorpresa, a essere programmato senza sosta in radio e tv di tutta Europa.
L’impronta darkwave dei White Lies non presenta caratteristiche particolarmente innovative, seppur padrona di oggettive e brillanti doti d’orecchiabilità, non proprio canoniche per tali atmosfere, che riportano ai gloriosi fasti della prima parte degli anni 80, il periodo d’oro dove la forte oscurità dei suoni e delle tematiche si univa al perentorio ritorno in termini di vendite e interesse.

Il fosco immaginario che emerge tra i solchi non può che evocare le indimenticabili gesta dei vari Joy Division, Echo And The Bunnymen e i primissimi U2, tutte formazioni che, in misura più o meno variabile, si ritrovano nel tessuto compositivo.
I singoli "Unfinished Business" e "Death" sono imbevuti di pessimismo e nichilismo esistenziale, non solo nelle melodie. La voce di McVeigh è sofferta, baritonale, molto affine a quella di Tom Smith degli Editors, band dalla quale, con tutte le premesse del caso, i White Lies traggono ulteriori spunti: chitarre sventagliate e imbevute di fango catramoso, basso penetrante e stesso spleen gotico-romantico da giovani angeli caduti tra le miserie della terra, in cerca di un impossibile ideale salvifico di purezza estetica. L'aggiunta di sporadici arazzi orchestrali e, talvolta, di trame organistiche, regala un tocco di sublime contrizione.
Alcune incursioni dal piglio più ballabile si scorgono in brani come “E.S.T.” e soprattutto in "Farewell To The Fairground", pezzo trascinante e ben strutturato, forse il migliore dell’intera tracklist, accompagnato da un videoclip evocativo girato tra le gelide piane della cittadina russa di Nikel'.

La scia positiva tracciata pilota i White Lies alla programmazione di un tour da headliner con presupposti nettamente diversi da quello svolto solo l’anno precedente. Alla line-up originaria vengono aggiunti i turnisti Tommy Bowen (tastiere) e Rob Lee (chitarra), membri dapprima utilizzati solo per le esibizioni dal vivo, che poi si riveleranno, col passare del tempo, preziosi collaboratori anche per le registrazioni dei successivi dischi in studio. E' un momento magico: date sold-out non solo in terra britannica, ma anche in svariate città europee, oltre che in Nord America e Giappone, inviti a numerose collaborazioni, riconoscimenti, apparizioni televisive sempre più importanti e sondaggi sbancati uno dietro l’altro e ovviamente tutti i migliori palchi estivi che questa volta li vedono protagonisti attesi e non più solo etichettati come possibili outsider da tenere sotto controllo.

Dopo aver supportato gli Snow Patrol nel loro tour, i Kings Of Leon in terra statunitense e i Coldplay, inclusa una maestosa venue allo stadio di Wembley, la band decide di concedersi un periodo di pausa dalla scrittura di nuovo materiale, per dedicarsi completamente all’attività live. In un’intervista alla Bbc, McVeigh dichiara che a causa della particolare natura delle tecniche autorali del gruppo, tale adempimento si sarebbe pericolosamente scontrato con le impegnative dinamiche dei tour e che non ci sarebbe stata alcuna nuova uscita inedita fino al 2010. Lo stesso McVeigh ammette, inoltre, che le ambiziose sonorità caratteristiche dei brani "Nothing To Give" e "The Price Of Love" dell’album d’esordio dovevano fungere da assaggio per il diverso sound in arrivo.

Nel settembre 2009 la band rilascia sulle piattaforme digitali il brano “Taxidermy”, uno dei motivi preferiti dai fan nelle esibizioni dal vivo e pubblicato in precedenza solo in una primordiale versione in vinile del disco di debutto.
A causa di un problema di salute che colpisce la voce di McVeigh durante il concerto tenutosi a Monaco di Baviera nell’autunno del 2009, alcune date del tour saranno riprogrammate nei primi mesi dell’anno successivo.

L’apice creativo

Il 13 e il 14 febbraio 2010 la band si esibisce presso il FAC 251 di Manchester, locale nato dal riammodernamento dello storico edificio della Factory Records. Entrambi i concerti vanno esauriti in pochi minuti, con circa 38.000 contatti che tentano di accaparrarsi i soli 400 biglietti disponibili.
Nel mese di novembre arrivano le prime conferme sulle fasi di gestazione dell’atteso sophomore.

Ritual è pubblicato il 17 gennaio 2011, anticipato, due settimane prima, dal singolo apripista “Bigger Than Us”.
Sulla scorta di quanto accaduto in precedenza, Ritual entra subito al terzo posto delle chart britanniche, confermando il consolidato seguito ormai ottenuto dalla formazione londinese.
I dieci brani di cui si compone non palesano evidenti novità stilistiche, risultando, più che altro, una naturale prosecuzione del percorso intrapreso.
I White Lies confermano le doti di raffinati cultori delle sonorità new wave più classiche che, rispetto al disco precedente e grazie a un budget più ricco messo a disposizione, appaiono più addensate e stratificate mediante stratagemmi sonori (archi, pattern ritmici, soluzioni elettroniche) congegnati dall’eccellente Alan Moulder, raffinato produttore già al lavoro con Depeche Mode, Smashing Pumpkins, Death Cab For Cutie.
L’indovinato intreccio tra riff robusti, melodie contrapposte e tappeti di sintetizzatori e batterie elettroniche, prevalentemente vintage, si dispone all’interno di un vorticoso citazionismo.
Tra gli episodi migliori emerge il sinistro crescendo di “Is Love", il complesso pot-pourri di "Strangers", le chitarre vigorose miste a fulminanti vibrazioni di “Holy Ghost”. "Peace & Quiet" si apre progressivamente, grazie alle tastiere vintage à-la Depeche Mode, mentre "Streetlights" è un piacevole esercizio che recupera le sonorità più sintetiche degli Eighties.

Il tour che segue è composto da undici date nel Regno Unito, per poi proseguire nel resto del mondo, nei maggiori festival estivi (Glastonbury, T In The Park, Lollapalooza, Rock am Ring) e unirsi ai tour di Thirty Seconds To Mars e Kings Of Leon.
Il 2012 è utilizzato quasi esclusivamente per la stesura del terzo album. Per questo motivo la consueta, frenetica attività live si riduce ad alcune, comunque importanti, partecipazioni a kermesse estive (Latitude Festival, Prague City Festival, Zurich Openair).
In un'intervista rilasciata al Nme nel gennaio 2013, il bassista Charles Cave rivela che il nuovo disco sarà pubblicato entro la fine dell’estate. Alcune avvisaglie arrivano già il 4 giugno con l’uscita di un inedito (“Getting Even”) in download gratuito sulla pagina Soundcloud del gruppo; nella stessa data viene anche rivelato che il titolo definitivo sarà Big TV, sempre prodotto dal fidato Ed Buller e mixato da Mark “Spike” Stent (Bjork, Hurts, Duran Duran).
Nel mese di luglio i White Lies presentano alcuni nuovi brani nel corso di tre intimi show tenutisi all’Hoxton Square Bar & Kitchen, il locale che cinque anni prima li aveva ospitati per il loro debutto dal vivo. L’evento è perfettamente documentato dal live apparso poco dopo sulle migliori piattaforme digitali.

Anticipato di una settimana dal primo singolo ufficiale "There Goes Our Love Again”, il 12 agosto 2013 Big TV viene pubblicato da Fiction Records in Europa, mentre Harvest e Universal si occupano rispettivamente della distribuzione negli Stati Uniti e Canada.
Il disco esordisce al quarto posto nelle classifiche del Regno Unito, registrando una svolta stilistica più melodica rispetto ai precedenti lavori, forgiata ora su un concept che traccia le sequenze di una coppia d’innamorati che decide di abbandonare la vita di provincia per trasferirsi tra le luci e le ombre della grande città.
Il rischio di restare ammarati nelle secche di una precoce mancanza d’ispirazione era la maggior preoccupazione della formazione inglese. In Big TV i White Lies appaiono, forse per la prima volta, davvero sicuri dei propri mezzi, coniugando l’epicità delle loro caratteristiche primordiali con un alto grado di luminosità, difficilmente pronosticabile da chi, solo pochi anni prima, era solito usare toni e contenuti ferrigni per pezzi come “Death” e “To Lose My Life”.
Brani come “There Goes Our Love Again”, “Mother Tongue” e la title track sono autentiche boccate d’aria fresca, trascinanti e sontuosi come nelle indelebili caratteristiche di McVeigh e soci, ma aperti verso atmosfere più solari.
Per i fan della prima ora viene comunque lanciata qualche scialuppa di salvataggio: “Be Your Man”, “Tricky To Love” e soprattutto la strepitosa “Getting Even”, con la sua evoluzione ricca di pathos, ricordano da vicino le sonorità new wave degli esordi, incrementandone con estrema maturità il livello di progresso armonico.

Nell'agosto 2013 i White Lies fanno il loro debutto come headliner sul palco principale dei festival di Reading e Leeds, seguito da un lunghissimo tour promozionale in giro per il mondo, che occuperà anche buona parte dell’anno successivo.
Proprio per celebrare l’attività live in corso, il 6 novembre la band pubblica su Fiction Records un Ep di cinque tracce, in edizione limitata, intitolato Small TV, comprendente cover di Lana Del Rey e Prince oltre ad alcune nuove versioni dei loro brani.

Il desiderio di rinnovarsi

Dopo un 2015 decretato come classico anno sabbatico, il gruppo inglese lascia la Fiction Records per accasarsi alla Infectious Music, etichetta appartenente alla famiglia Bmg, e iniziare a progettare nuovo materiale inedito.
Friends, il quarto album dei White Lies, esce il 7 ottobre del 2016 esordendo all’undicesimo posto della graduatoria di vendita.
Il nuovo progetto segna un’ulteriore evoluzione espressiva, proiettata, molto più che in passato, sull’utilizzo dell’elettronica, dalla quale traspare anche un incremento qualitativo nella composizione. Il disco si pone senza alcun timore, alla ricerca della melodia perfetta, attingendo con grande energia al synth-pop dell’adorato decennio. Persino la voce di McVeigh, davvero vicina a quella di Ian McCulloch, autorizza a ritenere Friends la loro vera e propria “svolta pop”, proprio come fu l’omonimo del 1987 per gli Echo And The Bunnymen.
I primi singoli "Take It Out On Me" e "Come On", pur non presentandosi particolarmente indicativi sulle nuove scelte intraprese, posseggono alcune costruzioni musicali che richiamano il post-punk più estatico, ripiegando su territori sintetici eighties ancorché rielaborati con sembianze più attuali.
"Hold Back Your Love" e "Don't Want To Feel It All" sono brani molto orecchiabili e piacevoli, ma è soprattutto inIs My Love Enough?" che l’energico portamento wave del gruppo si fonde alla perfezione con la selva di sintetizzatori utilizzati per colorare, con maestria, la profondità strumentale. Un godimento assoluto per chi ha amato l’era degli Ottanta.

La nuova, più euforica, strada intrapresa li affranca definitivamente dall’ingombrante paragone che fin dagli esordi li aveva inseriti tra quanti stavano raccogliendo il testimone lanciato dall’arte di Ian Curtis. La trasformazione compiuta tende, invece, a trovare maggiori assonanze con repertori attigui ai Cars o ai Secret Machines, per arrivare ad alcune idee postmoderne scaturite dalla mente di David Byrne e dei suoi Talking Heads, sia per quanto concerne la stesura delle musiche che per la scrittura dei testi.
Dopo aver girato il mondo suonando nelle arene più importanti e aggiudicandosi un posto fisso nelle line-up dei migliori festival internazionali, i White Lies approdano anche nel nostro paese, a dire il vero sempre inserito in lista anche in passato, dove si rendono protagonisti di ottime esibizioni nel luglio 2017 a Ferrara e Sestri Levante. Ma è soprattutto a Treviso, nell’agosto dell’anno successivo, che una performance di egregio livello resta sorprendentemente scalfita nella memoria del terzetto, tanto da essere frequentemente menzionata dalla band nel corso di numerose interviste rilasciate nei mesi successivi. Ma la macchina White Lies si concede poco ozio e, ormai forte di una stabilità durevole, inizia a imbastire la strada per un nuovo percorso.

Dopo aver terminato tra la primavera e l’estate del 2018 le registrazioni del nuovo materiale tra Londra e San Francisco, il 17 settembre il gruppo annuncia che il nuovo Lp vedrà la luce il primo giorno del febbraio 2019 per PIAS Recordings e s’intitolerà semplicemente Five. Contestualmente all’annuncio, anche in questo caso come d’abitudine, è lanciato “Time To Give”, il primo singolo estratto, seguito progressivamente da “Believe It” e “Finish Line”, altri due brani che preparano il terreno per la pubblicazione del nuovo atteso lavoro.
La caratteristica principale di Five è l'aver riportato le chitarre al centro dell’attenzione, in luogo dei sintetizzatori che, seppur ancora onnipresenti (vedi l’ottima “Time To Give”, con la sua lunga coda strumentale) erano stati gli assoluti protagonisti del precedente Friends. Proprio questa virata verso uno stile più chitarristico è la causa della chiusura del rapporto con la Bmg, che spingeva per materiale più radio-friendly.
Il rinnovato amalgama costituito da chitarre e sintetizzatori proietta i White Lies verso un suono più calibrato e, se vogliamo, anche più sperimentale rispetto al passato, posto tra la new wave guitar-oriented e un melodico synth-pop, probabilmente il settore più congeniale al gruppo, considerando tutti gli ingredienti che fin dagli esordi ne hanno costituito l'evoluzione artistica. Il disco, che debutta al quattordicesimo posto delle chart inglesi, è ancora una volta prodotto da Ed Buller, da sempre autentico capostipite nel direzionare le velleità stilistiche del richiedente di turno.
Tracce come "Kick Me" e "Tokyo" sono dei montanti andati decisamente a segno, la prima con accordi seducenti a sostegno di un refrain che si stampa in mente al primo ascolto, la seconda più ritmata e sorretta dal possente basso di Cave, così come "Denial" con il suo ritornello sparato in faccia senza indugio. Le chitarre sono le assolute protagoniste di brani quali "Finish Lane", acustica e malinconica, mentre per gli amanti dei giri più aggressivi ecco spuntare “Jo?” e soprattutto “Believe It”, pirotecnico post-punk cantautorale elevato all’ennesima potenza, principalmente grazie all’inciso vigoroso quanto trascinante.
L’album è ripubblicato nove mesi più tardi in versione aggiornata e solo per il mercato digitale (Five V2), con l’aggiunta di due nuovi brani che confermano quanto l’oscura godibilità sia ormai insita nei cromosomi di McVeigh & C. anche negli episodi più standardizzati (“Hurt My Heart”) che si rivelano ormai stabilmente delle carte vincenti.

Ma il fitto calendario del 2019 ricorda che il fortunato esordio To Lose My Life compie dieci anni tondi. E’ quindi d’obbligo ricordarlo con una speciale uscita commemorativa che il 25 ottobre si sistema sugli scaffali dei migliori rivenditori, in veste restaurata ed estesa, comprensiva di B-side, demo inediti, live e alcuni remix di prestigio (Crystal Castles, M83).
La riproposizione vede anche l’esclusiva emissione, suddivisa in tre parti e riservata alle sole piattaforme digitali, di un’appendice intitolata Songs Of The Key Of Death, rivolta a condividere inediti adattamenti dal vivo delle hit estratte da To Lose My Life.

White Lies

Bugie bianche per anime oscure

di Cristiano Orlando

Amati dai fan, ma molto meno dalla critica che li ha spesso etichettati come palesi epigoni delle storiche band post-punk e darkwave, i White Lies si sono tenacemente costruiti una carriera di tutto rispetto che, senza più ripetere i picchi di riscontro del debutto, si è ben uniformata agli stili in rapida evoluzione. Ripercorriamo le loro gesta partendo dalle prime esperienze giovanili ..
White Lies
Discografia
 To Lose My Life (Fiction, 2009)

5,5

 Ritual (Fiction, 2011)

6

 Live At Hoxton Bar & Kitchen 23.07.13 (live, Polydor 2013)

6

 Big TV (Fiction, 2013)

7,5

 Small TV (Ep, Fiction, 2013)

6

 Friends (Bmg, 2016)7
 Five (Pias, 2019)7
 Songs In The Key Of Death Pt. I, II e III  (Ep, Polydor, 2019)6
   
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Video

To Lose My Life
(videoclip da To Lose My Life, 2009)

Unfinished Business
(videoclip da To Lose My Life, 2009)
Farewell To The Fairground
(videoclip da To Lose My Life, 2009)
Death
(videoclip da To Lose My Life, 2009)
Holy Ghost
(videoclip da Ritual, 2011)
Strangers
(videoclip da Ritual, 2011)
Bigger Than Us
(videoclip da Ritual, 2011)
The Power & The Glory
(videoclip da Ritual, 2011)
There Goes Our Love Again
(videoclip da Big TV, 2013)
First Time Caller
(videoclip da Big TV, 2013)
Take It Out On Me
(videoclip da Friends, 2016)
Morning in LA
(videoclip da Friends, 2016)
Don't Want To Feel It All
(videoclip da Friends, 2016)
Hold Back Your Love
(videoclip da Friends, 2016)
Tokyo
(videoclip da Five, 2019)
Believe It
(videoclip da Five, 2019)

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(2013 - Fiction)
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(2011 - Fiction)
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To Lose My Life

(2009 - Fiction)
La vena darkwave di un giovane terzetto londinese

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