Dagli anni 80 sono spesso emersi artisti insigniti della non sempre autorevole qualifica di
meteora, figure capaci di costruire qualche
hit cosiddetta "one shot", talvolta così efficace da produrre vendite planetarie, per poi scomparire nell'assoluto anonimato.
Il caro Howard Jones non rientra (per sua fortuna) nel suddetto girone, ma è indubbio che la sua storia sia di primo acchito associata a quanto prodotto dai numerosi successi
cash and carry proiettati a scalare le classifiche di decine di paesi.
Questa voluminosa pubblicazione della puntuale Cherry Red Records documenta le esibizioni del talentuoso musicista di Southampton che la Bbc ha trasmesso tra il 1983 e il 1987, alcune direttamente svoltesi in specifiche rubriche del proprio palinsesto (Kid Jensen e Janice Long), altre riguardanti veri e propri concerti eseguiti in giro per il mondo.
Da questo interessante e corposo compendio (64 tracce) spicca tutto l'estro di Howard Jones nell'elaborare il suo particolare modello di synth-pop.
Autentico fuoriclasse dell'uso di pianoforte, tastiere e sintetizzatori - nel 1986 era stato proclamato il miglior tastierista del mondo da autorevoli testate del settore - il folletto inglese si dimena in grande scioltezza tra tutti i suoi cavalli di battaglia, rivedendo quasi completamente le classiche partiture previste per le versioni da studio, anche nel corso di esibizioni distanti solo qualche giorno.
Ecco che brani storici come "New Song", "What Is Love?", "Like To Get To Know You Well" e "Things Can Only Get Better" (solo per citarne alcuni), vengono proposti con sonorità che tra una sessione e l'altra risultano diametralmente diverse (e forse migliori), sintomo dell'invidiabile padronanza di cui dispone il musicista britannico.
D'altra parte basterebbe recuperare qualche filmato live dell'epoca e notare come sia spesso difficile scorgere, nel corso dei suoi
one-man show, la sua bionda chioma alla moda indaffarata nel destreggiarsi senza tregua tra le decine di tastiere e sintetizzatori di cui si accerchiava e notare come le ampie digressioni strumentali aggiunte nelle riproposizioni live diventino l'indispensabile biglietto da visita per comunicare la sua sottovalutata abilità.
Come spesso capita, le segnalazioni più succulente si rilevano dai brani meno in vista: dalla trascinante
new wave di "Human's Lib", la
title track che richiama il titolo del suo ottimo album d'esordio, al complesso esercizio per sintetizzatori di "Conditioning", dall'eterea spigolosità di "Equality", alla nebulosa ampiezza di "Hunger For The Flesh" e "Hide & Seek", per finire al manuale d'istruzioni sull'utilizzo della batteria elettronica Simmons illustrato in "Natural".
Doverosa menzione per il notevole inedito "Risk",
synthwave che avrebbe fatto invidia a molte band sulla carta più blasonate o quella chicca di finta purezza rappresentata da "What Can I Say?", il suo primo brano solista scritto nel 1981 dopo l'esperienza maturata in una band
progressive rock da lui fondata (Warrior) e commissionata per un album promozionale locale.
Queste sessioni sono state spesso utilizzate da Jones per proporre brani ancora in fase di gestazione, per testarne la reazione del pubblico, come dimostrato con "Love?",
take embrionale di "What Is Love?" presentata nello show di Kid Jensen sei mesi prima della pubblicazione su singolo o addirittura escluse totalmente come accaduto a "Don't Put These Curses On Me", pezzo in schietto stile
Ultravox e
OMD poi recuperato solo nel 2003 per un "Best Of".
Ma Howard Jones è anche un pianista classico di caratura, come attestato nelle intense trasposizioni di "Don't Always Look At The Rain" e "Little Bit Of Snow".
"At The Bbc" è un documento prezioso che ritrae Howard Jones (attualmente ancora attivissimo) nel lasso di tempo collocato tra l'uscita del suo album d'esordio e il periodo del suo massimo successo, mostrando contestualmente la sua evoluzione artistica.
Tra le
performance live c'è ampia varietà, che sia questa una buona motivazione per recuperare larga parte del suo repertorio (soprattutto quello degli esordi) e accreditargli un meritorio giudizio che vada a sondare in modo più approfondito le sue reali capacità creative, oltre a quell'invidiabile nugolo di successi che lo ha portato alla ribalta.