Slayyyter - Troubled Paradise

2021 (Fader)
electro-pop, hyperpop

He call me throatzilla
No gag reflex, don't feel her
Expert bitch, no beginner
Gun to my face, pull the trigger
(da "Throatzillaaa")

La classe 1996 Catherine Slater, più famosa come Slayyyter, vuole stravolgere l'immagine della popsinger americana iniettando violenza e sesso esplicito nel gioioso, rileccato mondo di Taylor Swift e della prima Britney Spears. Dopo l'esordio omonimo in formato mixtape del 2019, questo "Troubled Paradise" sembra abbandonare un po' i freni inibitori per farne un esordio ufficiale a tratti davvero spavaldo.

L'hyperpop lascivo e ruvido che domina i brani, incernierato su riferimenti ottantiani opportunamente riletti secondo un'estetica più esplicita e contemporanea, è la piattaforma ideale per fondere provocazione e immediatezza in brani aggressivi colorati al neon. Al kitsch delle produzioni di inizio millennio, che già saccheggiavano il passato e che sono qui rievocate con una passione che confina con la parodia, Slayyyter accosta altri passatismi, persino le chitarre novantiane ("Cowboys") e moderni inni all'insegna della scorrettezza. Lo chiarisce da subito "Self Destruct", che fonde il pop femminile con i più tesi Nine Inch Nails, e lo conferma la malsana ballabilità di "Venom".

Il selling-point è però "Throatzillaaa", che sorpassa di slancio una Cardi B affollando un testo vietato i minori con trucchi rubati alle classifiche degli ultimi vent'anni. Ai brani più pacati, che occupano il centro della scaletta, spetta il compito di alleggerire l'atmosfera, per evitare di arrivare dalle parti della schizofrenia di Poppy, per poi piazzare un altro momento di contagioso elettro-pop come "Over This!" e sfociare nel bubblegum-bass con "Villain".

Sicuramente esiste tutto un mondo che, partendo da SoundCloud e dal suo ecosistema autoreferenziale ma fecondo di micro-scene e micro-generi, ha provato e ancora tenta di ricondurre la cosiddetta pc-music verso il mainstream. Da Charlie XCX all'underground, Slayyyter è in buona compagnia in questa ibridazione. Non è però questo il limite dell'album, quanto la scelta di avere in alcuni tratti scorretti e campy la propria cifra caratterizzante, volendo però anche rassicurare gli ascoltatori. Metà dei brani sembra infatti mancare di quel coraggio che avrebbe reso "Troubled Paradise" un album sicuramente più curioso e meritorio d'attenzione, qualcosa da non perdere.

Tracklist

  1. Self Destruct (featuring Wuki)
  2. Venom
  3. Throatzillaaa
  4. Dog House
  5. Butterflies...
  6. Troubled Paradise
  7. Clouds
  8. Cowboys
  9. Serial Killer
  10. Over This!
  11. Villain
  12. Letters


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