Con “Turn To Clear View” Joe Armon-Jones prova a candidarsi come moderno Herbie Hancock, assorbendo nella sua moderna fusion non solo funk e r&b ma anche hip-hop e Idm (si ascoltino le insolite commistioni di “Icy Roads (Stacked)).
Disco agile e dinamico, “Turn To Clear View” non rinuncia alle evoluzioni tipiche della fusion. Le sonorità e le attitudini di musicisti come Thundercat, Steely Dan e Miles Davis riecheggiano nelle otto tracce dell’album, senza che suoni derivativo, grazie soprattutto a un cast stellare che include Moses Boyd, Dylan Jones, Oscar Jerome, Nubya Garcia e un set di vocalist di tutto rispetto.
Frutto di registrazioni effettuate nell’arco di due o tre giorni, il nuovo lavoro di Joe Armon-Jones non è particolarmente avventuroso. Elegantemente equilibrato tra passato e presente, “Turn To Clear View” non rinuncia a morbidezze soul affidate alla voce di Georgia Anne Muldrow (“Yellow Dandelion”) o a contaminazioni hip-hop che traghettano all’interno di “The Leo & Aquarius” un ampio carico d’emozioni e stimoli stilistici che modificano non poco le morbide trame iniziali.
Non è comunque quest’ultima l’unica digressione di un disco che mediamente predilige atmosfere cool-jazz (“Gwana Sweet”): l’avventuroso assolo di sax tenore di Nubya Garcia in “You Didn’t Care” eleva il testosterone dell’album, anticipando un brivido world/funky nella conclusiva “Self:Love”.
Una chiosa in perfetta antitesi con le raffinate sfumature neo-fusion di “Try Walk With Me”, nonché foriera di futuri sviluppi che in verità sarebbero auspicabili per impedire che Joe Armon-Jones resti prigioniero di una formula che rischia quella deriva manieristica che già in passato ha turbato non poco il rapporto critico tra jazz e pubblico.
13/03/2020