A good god is a dead one
a good god is the one
a good god is a dead one
a good god is the one
a good lord is a dark one
a good lord is the one that brings the fire
a good lord is a dark one
a good lord is the one that brings the fire
(“Blood In The River”)
Quasi, appunto, perché lo svizzero Manuel Gagneux, già attivo come Birdmask, ha raccolto un giorno una scommessa online per la quale utenti anonimi hanno chiesto al compositore una fusione fra la musica tradizionale afroamericana e il black-metal. Spirituals, canti gospel, doppia-cassa e canto straziante e urlatissimo: sulla carta, un disastro preannunciato. Ma Gagneux impiega due anni per venire a capo di questa assurda fusione, capace di avvicinare la serenità e la malinconica speranza della tradizione afroamericana con la violenza del black-metal. Il collegamento, pur rocambolesco, è possibile: così come i norvegesi hanno visto il Cristianesimo imposto nella loro terra, così gli afroamericani hanno dovuto adottare il culto dei padroni invece di tramandare la propria religione. Ma in fondo, poco importa se esiste un qualche reale collegamento, anche come mero esercizio stilistico questo “Devil Is Fine” è un esordio che risulta stravagante e azzardato anche nel contesto del multiforme black-metal.
Non solo perché l’apertura con la title track è al contempo blasfema e surreale, con il suo dolce canto accorato, una batteria metal sullo sfondo e qualche chitarra distorta, tutto sommato educata. “In Ashes” fonde un canto liturgico a esplosioni di sub-bass, ronzii di chitarre e distese di doppia-cassa, fino all’inevitabile intervento di qualche straziante grido. Dalle parti della trap si ferma “Sacrilegium 1”, che nella seconda parte opta per una danza degna del più placido carillon e nella terza e ultima parte diventa una baroccheggiante fantasia per synth. L’hand-clap che apre in territori blues “Come On Down” anticipa un grido in pieno black-metal, trovando poi lungo la strada un groove death-metal, sempre mentre il più sincero degli spiritual viene cantato sullo sfondo. “Children’s Summon” unisce un clavicembalo indiavolato a cori liturgici e accelerazioni grindcore, mentre “What Is A Killer Like You Gonna Do Here” arriva dalle parti di Tom Waits.
28/02/2017