Eccoci nuovamente, anche nel 2016, a commentare il nuovo album in studio dei Lambchop, il dodicesimo della loro discografia. Premettiamo subito una cosa: i Lambchop di album brutti non ne fanno, la storia insegna, il presente conferma. Oltre al solito lavoro pregevole, dunque, cosa aspettarsi di diverso da questo “FLOTUS”? Tanto, molto più del previsto ma, fortunatamente, non tutto.
Sin dal loro celebrato esordio (“I Hope Your Sitting Down”, 1994) che si rivelò – ancor più col passare del tempo – un magnifico esempio di alternative country, i Lambchop hanno proseguito sul solco tracciato, aggiungendo ogniqualvolta un’ispirazione che rendesse il presente in linea col passato, ma diverso da esso.
“FLOTUS” non fa eccezione, anzi. Più passa il tempo, più Kurt Wagner ha voglia di stupire, sé stesso in primis. Ciò che ha reso i suoi Lambchop una realtà così fieramente solida e indipendente, costantemente al passo coi tempi ma, allo stesso modo, fuori dal tempo e dalle catalogazioni che tanto piacciono, è proprio la voglia di esplorare per il solo gusto di farlo.
Accade così che ci ritroviamo ad ascoltare la voce di Wagner stravolta nel suono, non nel piglio, dal vocoder e, influenze hip-hop/elettroniche sublimate in uno stile personale e autentico (talvolta potrebbero arrivarvi echi provenienti da “Kid A“). Il gusto raffinato di Wagner e soci permea ogni tratto del disco e ciò che lascia piacevolmente attoniti è la naturalezza con cui l’insieme ha luogo. In territori a loro non familiari, i Nostri si addentrano con l’atteggiamento dei veterani.
Concepito come un insieme di tracce, aperto e chiuso da due suite (la sognante “In Care Of 8675309”, e la definitiva “The Hustle” che fa il verso a Van McCoy col suo “do the hustle”), l’album non presenta episodi fuori fuoco e non richiede un’analisi pezzo per pezzo: l’insieme è ciò che conta e tutto è al suo posto, nulla è perfettibile.
Già lo scorso anno, col progetto parallelo HeCTA e l’album “The Diet”, Kurt Wagner ci aveva lanciato segnali inequivocabili. Ci aveva reso noti quali sarebbero stati gli spazi che avrebbe tentato di dominare in compagnia dei Lambchop. Ora, la palla passa a noi: “FLOTUS” richiede tempo, pazienza, attenzione. Abbiatene cura.
15/11/2016
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