Artista a tutto tondo e di lungo corso, Jaye Bartell ha solo da poco fatto parlare di sé, con la ristampa dell’anno scorso del suo più recente “Loyalty”, disco full-band piuttosto dissimile da questo “Light Enough”, che lo vede in un isolamento cantautorale quasi austero, in un recupero Cohen-iano di estremo rigore formale.
“Ferrier” è in questo senso uno degli episodi più esemplificativi di quanto l’aspetto musicale possa diventare un corredo sostanzialmente inanimato alle composizioni liriche di Bartell – ma ovviamente esistono anche esempi opposti, di più chiara ispirazione, che lo rimandano ad altri ispirati cantautori tradizionali come Barna Howard e Joan Shelley, in campo femminile (la sorniona “The Burden”, l’inquieto tre quarti Dylan-iano “Tuesdays”).
Sicuramente indicato per chi fa della pulizia formale un punto centrale dei propri ascolti, ma sul piano della scrittura non c’è molto da conservare. Senza questa, è soprattutto la noia l’elemento fondamentale di “Light Enough”.
05/05/2016