NINA WINDER-LIND - Wild Love

2026 (Transgressive)
folk rock, indie rock, singer-songwriter

I won′t die, I won’t die
I won’t give it to you
I will make my own sound
′Cause my arms is my heart
And my heart is the sea
And the sea is so endless
It′s so much bigger than me

Frontwoman del gruppo folk-punk britannico The New Eves, la violoncellista e chitarrista svedese Nina Winder-Lind porta avanti l’estetica fai da te, nota ai più come DIY (Do It Yourself), declinando una scrittura più intima e personale rispetto a quella sviluppata con la già citata band. Non vengono però meno gli echi femministi che hanno contribuito a rendere eclettico e riconoscibile il percorso, nonché il sound, delle compagne di viaggio.
Con l’Ep di esordio “The Spirit Is Carnal” (2023), Winder-Lind si confronta con una veste sonora che tende più alla caricatura che non alla valorizzazione del materiale compositivo. Gli arrangiamenti, spesso tiepidi e poco incisivi, rendono ancora poco chiara la ricerca identitaria della sua autrice.

Interamente realizzato con il contributo dell’ingegnere del suono e produttore Jack Ogborne, figura attiva nella scena underground di Bristol attraverso il suo side project Bingo Fury e già collaboratore in “The New Eve is Rising“, il debutto in studio “Wild Love” dipinge sulla propria tela una moltitudine di colori che compongono un ritratto affascinante di una cantautrice dalla voce magnetica. Il costante ricorso al vibrato – spesso volutamente marcato – invita a un ascolto attento, capace di cogliere ogni sfumatura tanto inquieta quanto personale.

Tra i momenti più riusciti del disco, il brano trionfante “Girls” percorre la sottile inquietudine della musicista, alternando il vibrato della voce alla presenza pressoché costante degli archi. A seguire, il flusso di coscienza individuale “Headfirst”, un indie-garage rock travolgente che guarda alla PJ Harvey più viscerale, lasciando che pensieri e impulsi si accavallino senza trovare soluzione alcuna. Ad abbassare i toni è la dimensione intima e cantautorale di “This Is Our Life”, pezzo che attenua l’irruenza dei brani precedenti.
Pur in una forma breve, “HYMN” viene introdotta da una fragilità disarmante alla Daniel Johnston, arricchita però da quel tocco fiabesco che può vagamente ricordare il carattere vellutato della prima Joanna Newsom: la malinconica e infantile melodia dell’organetto di Francesca Brierley conferisce al brano una dimensione sospesa e fuori dal tempo, che nella coda scivola in un weird folk straniante; probabilmente il momento più maturo di “Wild Love”.

Da qui il concept torna ad allargarsi con “Everything Is About You”, un episodio di folk barocco in cui i fiati assumono un ruolo centrale, impreziosendo la struttura senza però soffocarla ulteriormente. E quando sembra che l’album voglia proseguire lungo questa impronta cameristica, “Love You So” introduce un repentino cambio di prospettiva, chiudendo con un giocoso e irresistibile immaginario yé-yé.
L’art rock di “Foremothers” conclude il concept con un atto coraggioso e incendiario, portando a compimento il percorso narrativo della cantautrice attraverso un arrangiamento in costante ascesa. La tensione cresce progressivamente, fino a trasformare il brano in una sorta di liberazione finale che incrocia l’attitudine poetico-confessionale di Patti Smith, il respiro folk-rock di Neil Young e l’urgenza giovanilistica e anticonvenzionale delle Raincots.

Tra le sorprese dell’annata, “Wild Love” regala uno squarcio di quotidianità in cui l’amore, lontano da ogni retorica, sembra non conoscere fine: un sentimento che resiste nel tempo e si rinnova nei piccoli gesti di ogni giorno.

12/09/2026

Tracklist

  1. 1. Street Hassle
  2. 2. Girls
  3. 3. Headfirst
  4. 4. This Is Our Life
  5. 5. Grandma and Robert De Niro
  6. 6. HYMN
  7. 7. You're not an Angel
  8. 8. Everything Is About You
  9. 9. Love You So
  10. 10. When the Cranes
  11. 11. Foremothers