Progetto ideato dalla cantautrice e multistrumentista romana Paola Fecarotta, Armaud – ora un trio con Marco Bonini e Federico Leo – debutta con “How To Erase A Plot”.
La strumentazione cameristica permette un accompagnamento per droni e timpano, onirico alla Velvet Underground, in una ninnananna folk-rock come “Him”, in cui la voce eterea e afona quasi si dissolve (e in parte anche in “Song For Lovers”, con qualche secondo di caos dissonante). Arpeggi aurorali sollevano glissandi e poi ronzii magici in “Spoiler” e “Bk”. Spesso il canto di Fecarotta è un soffio anche troppo indifferente; in compenso in “Lullaby” sfiora quell’equilibrio tra inno sacro e seduta psicanalitica tipico di Hannah Marcus.
Sono meditazioni larvali, più che canzoni, fatte di brezze, tocchi e intrecci minimi, con una magia fragilmente anemica. Che è in pericolo. Quando l’arrangiamento aumenta il bric-à-brac elettronico, come per l’inerte “Ablaze”, la folktronica di “Patterns”, o il glitch di “Common Prayer” ne escono momenti convenzionali, dei quasi-midtempo per la pista da ballo o classiche ballate in crescendo che vanno in sovraccarico. Peccati venali a parte, c’è un buon respiro esistenziale.
08/11/2015