NYMPHALIDA - Loghi

2015 (Psychonavigation - tranquillo)
ambient, modern classical

Per il suo secondo disco con Psychonavigation, Pietro Bianco non ha atteso nemmeno un anno. Pochi mesi fa, “Portraits” aveva messo in luce le potenzialità del progetto Nymphalida, esperienza del tutto nuova in campo modern classical che procedeva per contrasti e seguendo un flusso di coscienza, accantonando ogni forma di razionalismo e di calcolo. La Natura eletta a protagonista del soundscape e soggetto delle immagini che Bianco mette in musica, utilizzando tutte le tecniche tanto care ai paesaggisti sonori dediti al realismo quanto alla natura sentimentale delle impressioni visive.

“Loghi” prosegue sul terreno battuto dal suo predecessore denunciando sin dal titolo un cambio di prospettiva: a differenza dei ritratti impressionisti del passato, ciascun elemento nelle sei digressioni del disco assume un significato simbolico profondo e complesso da indagare. L’attitudine rimane la medesima, spontanea ed estranea a qualsiasi forma di calcolo, studio o disegno preparatorio, ma ogni suono qui sembra nascondere un segreto, essere manifestazione di un legame profondo e mutevole fra autore, rappresentazione, oggetto rappresentato e ascoltatore. Un legame imperscrutabile, tutto da “percepire” e impossibile da comprendere in senso strettamente razionale.

Da qui la rottura totale e senza compromessi con la tradizione modern classical, che pure nel predecessore si era ripresentata fra un’apertura di violino e un rintocco di piano. “Mà” è un primo atto che già sintetizza l’estetica del disco: nebulose elettroniche che si ammassano come nuvole, per poi lasciar cadere poche gocce d’acqua in forma di note sparse di pianoforte. Il tocco umano lascia spazio al protagonismo dell’occulto solo nell’opprimente “Kusha”, passaggio dark-ambient che spezza il (non)-ritmo della tracklist. Di mezzo, “Silva” mescola con maestria mistero, inquietudine, fascino e sentimento panico, tra field recordings e delay di tastiera, ricostruendo l’avventura in un bosco mediante rielaborazione di alcune istantanee. Nel trionfo sensoriale di “Andà” il pianoforte torna protagonista fra screzi ritmici e intermittenze luminose.

L’eleganza regna sovrana, l’obiettivo di elaborare una miscela più complessa e meno immediata appare evidente. Solo nella conclusiva e riassuntiva “Berchida”, sorta di radura rassicurante e fertile, il soundscape sembra tornare a flirtare con le rappresentazioni più classiche della Natura, senza per questo perdere di vista la costante evoluzione nel tempo che caratterizza ogni composizione dell’act (qui dall’organo dell’inizio si chiude sulle pure field recordings del finale). Troppo fedele alle immagini pure per passare come romantico, troppo dedito a centrare le sue impressioni sul sentimento e sulla percezione per rientrare fra i paesaggisti in senso stretto, Bianco conferma la sostanziale peculiarità della grammatica sonora di Nymphalida, evolvendola verso uno stadio finalmente maturo. Consacrazione.

25/05/2015

Tracklist

  1. Silva
  2. Andà
  3. Kusha
  4. Berchida

NYMPHALIDA sul web