Sembra proprio essere arrivato il grande momento per Brian Christinzio, in arte
BC Camplight: dopo un paio di album passati abbastanza fuori dai radar, è stato l’ascolto del disco solista di
John Grant a convincere il cantautore americano a presentarsi alla Bella Union con il progetto di un nuovo disco. E di certo va dato credito all’etichetta inglese per essersi fidata di questo
Daniel Johnston retromaniaco, autore fino a quel momento di un paio di buoni dischi ma decisamente senza compromessi e piuttosto anti-commerciali nella forma e nel concetto.
Ma Brian ha ripagato la sua nuova, illustre etichetta con un disco sorprendentemente carismatico ed eclettico, alla
Bowie, per come sfrutta il suo talento leggermente obliquo (sentitevi gli
Xtc di “Lay Me On The Floor”) per il
songwriting per confezionare un disco dal sapore decisamente classico ma dal
sound pieno e che se spinge fino a toni barocchi (“Why Doesn’t Anybody Fall In Love”), come se rappresentasse lo sbocciare di un talento vero sui palchi che gli competono.
E così il disco comincia ad accumulare con impeto enciclopedico riferimenti diversi: dalla ballata pianistica dalle tinte
Hannon-iane che si fa
refrain alla
Cocteau Twins di “Good Morning Headache” alle schitarrate
Rossen-iane del power-psych-pop di “You Should Have Gone To School”. Senza dimenticare la sorpresa del singolo soul “Just Because I Love You”, il tocco francese di “Love Isn’t Anybody’s Fault”, il tropicalismo
Wilson-iano di “Thieves In Antigua”, il power-pop istrionico di “Grim Cinema”…
Rimane singolare comunque il fatto che “How To Die In The North” lasci intatto il carattere di outsider per natura di Brian, nonostante i pianoforti e gli arrangiamenti che contano (la struggente “Atom Song”). La fusione tra i mezzi di una grande etichetta e lo spirito indipendente di un artista può dirsi in questo caso completamente riuscita.