Tempo di svolta elettrica anche per Jolie Holland, pronta in questo suo quinto disco, “Wine Dark Sea”, a scrollarsi di dosso il timore di un declino artistico verso una placida fine di carriera. L’album possiede in effetti un suo carisma Waits-iano, tra ballate pianistiche che ricordano il crooning imbronciato di Nona Marie Invie (“First Sign Of Spring”) e limacciosi stomp che evocano un’inedita New Orleans gotica (“Palm Wine Drunkard”).
Nonostante appunto una produzione smagliante e una ritrovata vena interpretativa (“Dark Days”), “Wine Dark Sea” non va però oltre la confezione: non c’è racconto, e così il tutto suona come la nuova “collezione” di Jolie Holland, in cui la parte del leone è presa dagli accompagnamenti e dal suono, prima che dalla scrittura (lo stanco soul-country di “All The Love”).
Purtroppo un altro album di puro mestiere, sia per la Holland che per la Anti.
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10/05/2014