Lo sentivamo. La respiravamo. Coloro i quali - artisti e non - hanno creduto nella rinascita o nella ripresa semplicemente caricaturale del grunge e di tutto un movimento che possa definirsi semplicemente rock, al dil à di indipendenti e indipendenze, troverà aghi, siringhe e quell'acre odore di muffa in questo quarto lavoro in studio degli inglesi Blood Red Shoes, il duo maschio-femmina Steven Ansell e Laura-Mary Carter di Brighton.
Immaginate Grohl alla batteria nel suo primo periodo di Nirvana. Prendete le chitarre dei Pixies e fondetele con un pensiero grunge inglese (forse solo i Bush nella storia in tal senso) che altera anche la più violenta delle intenzioni; perché UK è finezza in fin dei conti. Agganciatevi al valvolare da un cono di Josh Homme e il gioco è fatto: questo "Blood Red Shoes" è egregia materia rocciosa, da usare come soprammobile in bella vista nello scantinato ingrigito di qualunque disagiato, mostrandosi come un genere che piacerebbe definire come "garunge", unione di garage e grunge.
Alla ribalta coi precedenti lavori targati V2, "In Time To Voices" e "Fire Like This", rispettivamente del 2012 e 2010 e comunque ancora lontani dal primo grande e febbrile successo che fu "Box Of Secrets", i Blood Red Shoes regalano una sorta di personale "Nevermind", istruendoci con pagine di g(a)runge di qualità popolare, che scorrono semplici, scatenando i corpi molli di noi, ascoltatori adagiati, che l'adrenalina probabilmente non la conosciamo nemmeno lontanamente ("Don't Get Caught").
E il tutto si muove attraversando i fuzz di "Everything All At Once", con i colpi cowbell di rintocco all'hard-rock fine Ottanta (Motley Crue, Guns 'n' Roses) che fa cantare nel ritornello, aspettando il passaggio del singolo "An Animal" - in linea con la Sheffield dei fratellini Drenge o con quel bel disco degli americani Big Deal - per poi sussurrare sulla piacevole "Far Away" o sulla gotica "Stranger" (Black Mountain) sino a giungere alla personalissima "Cigarettes In The Dark", oscuro frangente notturno in cui mescolare fumo, alcol e male intenzioni.
Un disco con una precisa identità e sorprendente personalità, quest'ultimo dei Blood Red Shoes, ancora una volta a dimostrazione di come la roccia stia tornando, pesante nelle nostre orecchie.