Dalla calda e asfissiante atmosfera urbana di Los Angeles si muovono ombre terribili, capaci di trafiggere le menti più equilibrate e solide.
Ombre che nascondono nella loro figura rarefatta e confusa una violenza estetica raggelante e al tempo stesso di magnifica perversione.
I Bestial Mouths della cantante Lynette Cerezo sono l’incarnazione fantascientifica di una Diamanda Galas meno demoniaca, di una Lydia Lunch alla ricerca di una visione spirituale, entrambe trasportate in un cumulo di rumorismi post-industriali sintetici e rapaci incursioni tra minimal wave ed early Ebm.
Una sublimazione ritmica che confonde e affascina per il suo tono epico, capace di elevarsi tra coltri dense di cenere e petrolio; “White Eyes” e “Hollowed” si equilvangono e si completano per una grandiosa (seppur breve) raffigurazione distruttiva, una illimitata pianura nuclearizzata su cui riverbera l’urlo degli ultimi residui di umanità.
I Deathday dall’altro lato sono ormai un progetto abbastanza conosciuto nella scena e agli occhi dei più attenti, dopo alcuni comparse in antologie di alto livello come “So Click Heels” della Downwards records di O’Connor e “The End of Civilization”, curata da Mushy e rilasciata poco tempo fa dalla Mannequin.
Abili amanuensi dell’oscurità, sanno costruire veloci rincorse death-rock (“Parasitical Slurps”) come anche visioni spettrali ed esoteriche raffinate, sorrette da poche note di basso e synth rarefatti (“Dead Voices”).
In conclusione, uno split eccellente, nato per unire due facce della (ri)nascente scena statunitense, e cucito con tessuti preziosi e di rara fattura per potere immaginifico e forza compositiva.
22/04/2013