Sempre più autarchico e rustico, il mix di country, hillybilly, honky-tonk e blues di Holly Golightly procede incurante delle evoluzioni alternative del suo genere. Alzando i toni della proposta, la musicista inglese incalza con sonorità più robuste e asciutte, rifuggiando le modernità del new country e sfruttando i canoni più familiari della musica americana.
Le scelte consolidate con “No Help Coming” non sembrano però dare i frutti sperati: il suono sempre amabile e ben curato (realizzato nel suo studio personale in Georgia) sfiora il burlesque (l’orrida “Hard To Be Humble”) e la parodia (“The Future’s Here”). Holly Golightly non è purtroppo la nuova Patsy Cline, e “A Whole Lot More” ne denuncia infatti tutti i limiti vocali, anche se ancor più deludente è il tentativo di rileggere armonie desuete e note per creare nuovi standard (“Tank”).
Pur presentandosi come l’album più genuino e roots, “Sunday Run Me Over” mette la parola fine alle speranze che avevano alimentato le precedenti prove dell’artista. Non bastano ballad ruffiane dal lirismo imbarazzante (“I Forget More”) o canzoni western rovinate da un cantato nasale fastidioso (Turn Around”). La parabola discendente prosegue ineluttabilmente e ascoltando canzoni come “The Future’s Here” si ha la certezza che non basta citare Lee Hazlewood e Willie Dixon per garantirsi un’integrità artistica.
La musica di Holly Golightly e i suoi Brokeoffs (ovvero Lawyer Dave) non ha più l’autonomia sufficiente per garantirsi un futuro, e aver alzato il volume sonoro non è un segnale di ispirazione, ma una denuncia lampante della rottura del prezioso giocattolo che l’artista inglese ha distrutto per eccesso di fiducia in se stessa.
Aggiungi OndaRock alle tue Fonti preferite su Google Discover. Non perderti le nostre recensioni, le pietre miliari e le ultime news direttamente nel tuo feed.
26/11/2012