Non era poi così strano da intuire, visti i ritmi di lavoro tipici dell’industria musicale e dello showbiz nipponico (ritmi ai quali sta nuovamente marciando anche l’Occidente), che i Superfly, subito dopo la pubblicazione del loro terzo centro consecutivo “Mind Travel”, e di un mini-tour in giro per l’arcipelago, sarebbero tornati dritti dritti in studio, a cominciare a stendere un piano sulle possibili direzioni da intraprendere con la loro quarta fatica.
L’impresa non nasceva indubbiamente sotto la migliore delle stelle: vuoi perché coi suoi primi tre album, il duo, con la sua cifra stilistica vintage ma sorprendentemente cangiante, aveva trasceso le limitatissime barriere entro cui tutt’oggi si ostina a tergiversare gran parte del j-pop, vuoi perché i tempi di realizzazione non hanno di certo contemplato pause di riflessione nel durante, il rischio che la creatività venisse a mancare tutta d’un tratto era altissimo. Spiace dirlo, considerati i livelli ai quali finora avevano abituato, ma la troppa fretta non aiuta in nessuna situazione, e con “Force”, i Nostri non compiono solo uno, ma parecchi passi indietro, perdendo in freschezza, efficacia, ma soprattutto – il che non è per niente da sopravvalutare – grinta.
Se infatti tutti e tre i loro album precedenti (a cui andrebbe anche aggiunto il pregevole zibaldone di cover “Wildflower”, pubblicato due anni fa) si contraddistinguevano per un’energia e una potenza poetica che nemmeno negli episodi più distaccati e misurati riusciva a essere annebbiata, in “Force” l’avvicinamento alla leziosità e all’iperglicemia di mille cantantucoli dal Sol Levante fatti con lo stampino si fa pericoloso.
Ed è talmente pericoloso questo contatto, che la tentazione di scorgere nel titolo un divertente ossimoro si fa irresistibile, ben più di quanto lecite supposizioni possano lasciar presumere. Accantonati così gli spruzzi soul e acustici che avevano fatto dello scorso disco un’esperienza musicale decisamente più composita e “ardita”, l’ultima fatica torna invece dritta al punto di partenza, ma sarebbe meglio dire che vorrebbe tornarci, senza averne il coraggio.
Che si tratti di una fatale attrazione verso il j-pop più scipito e convenzionale, oppure di qualcos’altro, del garage-rock pruriginoso e incandescente degli esordi rimangono soltanto tracce esilissime, ingolfate in una produzione brillante e tirata a lucido fino al parossismo. Il poco che si riesce a individuare si trova costretto a convivere con vetusti ricorsi ad un tastierismo di maniera (“919”), oppure viene ammorbidito per favorire l’andamento, lineare e levigatissimo, di fasulle rock-song che, al di fuori di due linee elettriche, non si discostano poi troppo dal ripetere le gesta di divette pop attualmente in voga (dalla title track, per finire ai cori da stadio di “Standing Ovation”).
Per il resto, al di là di qualche vaga concessione a chitarre più aspre e roboanti (nel simpatico singolo di lancio “Ai Wo Kurae”), è tutto un infiorettare di piacevoli, ma tutto sommato trascurabili, ballatone, sostenute dalla sempre poderosa voce di Shiho Ochi (“The Bird Without Wings”), a cui si affiancano, con buon senso della disposizione nella scaletta, passaggi più ritmati, quasi del tutto privi però di quella verve trascinante che appena un anno fa marchiava a fuoco pressoché ogni canzone di “Mind Travel”.
Non che l’album non si lasci ascoltare: indubbiamente il mestiere c’è e i due lo utilizzano al meglio (riuscendo a sfornare comunque un gioiellino simil-glam come “No Bandage”) ma, di questa fantomatica forza che dovrebbe trasparire dall’ascolto, stavolta se ne percepisce soltanto uno sbiadito simulacro, perso perlopiù in romanticherie 70’s utili essenzialmente a ricordarci che sì, i Superfly sono ancora vivi e vegeti, e lottano insieme a noi.
Onestamente però, il tutto assume i connotati di un’uscita alquanto interlocutoria, e il dubbio che la loro ispirazione vada esaurendosi è tutt’altro che peregrino. L’augurio è che non si riducano ad essere in breve tempo una macchietta di loro stessi, uno dei tanti act impegnati in un revival fiacco e carente di smalto.
15/10/2012