Dopo il progetto Candor Chasma in cui aveva esplorato i frastagliati recessi dei canion marziani e il vuoto cosmico, e il requiem alla fantascienza di James Ballard in un tributo a sei mani, Corrado Altieri dà alla luce a questo nuovo progetto solista, che rappresenta senza dubbio uno dei riflessi più ortodossi e astratti della sua ultima produzione. Un divenire informe e dal movimento illogico prende forza da filtri, synth e nastri analogici, in cerca di un contenitore cerebrale che ponga freno alla sua fame di realtà.
Voci, registrazioni ed errori si accavallano in un tagliente e talvolta percussivo flusso di informazione, che travolge l’ascoltatore senza alcun codice o struttura. Si assiste impotenti e ignari a un caos dilatato, talvolta vivisezionato nella più piccola particella per poi essere ingrandito 1000 volte, che non cerca una spiegazione ma una visione totale e radicale, dentro un organismo svuotato del suo Dna e riempito di feedback e violenza brutale.
Un corpo dalle ramificazioni nervose imprevedibili, che tendono al nichilismo mentale, per un’opera che si pone come un pesante viaggio allucinatorio dentro i recessi paranoici di canali tv abbandonati all’etere e conversazioni tra mondi lontani.
Coadiuvato da Simon Balestrazzi al mastering e agli electronics nei brani “Aesthetic Imperfection” e “Entertainment And Partial Entropy”, Altieri è riuscito in “Document” a eludere qualsiasi “senso” concettuale per porci di fronte a un’arma psicologica carica.
Quale sia l’obiettivo di questa minaccia non identificata è la domanda che dobbiamo porci noi, come ascoltatori di un suono forse troppo chiuso in sé stesso, ma dotato di una forza espressiva che non si può non percepire.