Un pittore stende i colori sulla tela, chiedendosi quali siano le colorazioni della notte, della vita, degli oggetti che lo circondano, dei sentimenti, e linea dopo linea ecco trattegiare un albero, dei corpi, se stesso, gli altri. Poi le luci della città, con i suoi inferni, le sue guerre. Chi è autorizzato a sparare? Chi sono i disertori, che rifiutano lo scontro aperto, rifiutano di attaccare il nemico per tentare di ragionare? A volte per dimenticare le ferite può bastare un ballo, un tango. Anche così, disorientati, sotto le bombe.
La lunga giostra della vita che scorre via, inesorabile. Meglio rinchiudersi in casa e riguardare piccoli flash del passato, come fossero tanti vecchi souvenir, oppure affrontare di petto gli eventi? I demoni del passato sono sempre lì, ci assalgono con grandi braccia, ci incatenano.
A volte è sufficiente socchiudere gli occhi, e una nuova vita, un nuovo corso diventa possibile: basta saper scegliere la giusta direzione, e il lento cammino potrà essere il giusto complice per raggiungere i propri miraggi.
Pittura, guerra e diserzione cesellano un percorso magico, fatto di brani ricamati con passione artigianale, densi di suoni e strumenti. Le atmosfere, ora pastorali ora lievemente noir, ora pinkfloydiane, ora folk-prog, ora liberatorie, risultano da una passione smisurata per i suoni dei Black Heart Procession.
Non è casuale la presenza in cabina di regia del cantante della band californiana, Pall Jenkins, con il quale i Grimoon coltivano un'amicizia importante, consolidata dai tanti palchi condivisi assieme.
"Le déserteur", il disertore, è cantato quasi esclusivamente in lingua francese (ad eccezione di "Draw On My Eyes") da Solenn Le Marchand, che si occupa anche della scrittura dei pezzi e della realizzazione di tutti i cortometraggi della band in collaborazione con Alberto Stevanato (voce e chitarre).
La line-up è completata da Erik Ursich (basso), Samuele Giuponi (batteria), Andrea Iseppi (violino), Alessandro Fabbro (un polistrumentista che si muove agilmente fra piano, organo e tromba) più le preziose collaborazioni di Enrico Gabrielli, Giovanni Ferrario e Scott Mercado.
Gli aspetti legati alle realizzazioni video sono da sempre centrali nel progetto Grimoon, così come la loro attitudine internazionale che li ha portati spesso in tour per l'Europa e ad incrociarsi con mostri sacri del rock internazionale.
Oggi i ragazzi dimostrano di aver raggiunto un elevato livello di maturità, dando alle stampe la loro produzione più adulta e compiuta, che conferma la sostenibilità della propria proposta sui mercati di tutto il mondo.
Un disco curato nei minimi dettagli, che richiede attenzioni, ma che non tarderà nel restituire dense emozioni.