L'instancabile e inesauribile Maurice De Jong è ancora tra noi, questa volta con un lavoro a quattro mani e un moniker nuovo di zecca.
Spalleggiato dal poeta Matt Finney, l'artista olandese si getta a capofitto in un territorio di confine, tra beat martellanti e atmosfere thrilling (l'iniziale "Ascension", non distante, comunque, da alcuni momenti dell'altro progetto dell'olandese, Cloak of Altering), in una zona liminare dove la dark-ambient rappresenta solo una scusa per rilasciare temibili soundtrack dell'oltretomba che assomigliano a disperate preghiere sull'orlo del baratro ("Slow Prayer") e l'infatuazione per la dubstep segna il passo per nuove possibili trasfigurazioni dell'ignoto ("Weightless Falling", con echi Scorn).
Un'operazione interessante ma ancora in fase di definizione, in cui l'elettronica si tinge di oscurità, decantando le lodi dell'invisibile.
18/01/2012
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