Esterina - Come Satura

2011 (Arti Malandrine)
post-rock

Un foschia si fa spazio pian piano mascherando alberi. Tre passi di vibrato da corda e nello stesso modo irrompe la voce degli esterina (stilisticamente minuscolo), che iniziano trame astratte di elementi caratteristici di una campagna cruda e amara. Dopo una gara di calligrafia, si prende una maschera anti-gas e si va in bicicletta alla deriva di dieci risciacquate d'onda.
Dopo "diferoedibotte" arriva "Come Satura", dopo la NoPop tocca alle Arti Malandrine produrre il quintetto toscano, portavoce del sound della bonifia.

Si distende la "La Tua Voce", c'illude di cullarci, poi riparte e l'incessante incalzare della batteria c'inizia al dondolare: si apre infine, ed è profonda vibrazione. In sordina entra "La Teoria del Veleno", quasi per non attirare su di sé le attenzioni, finché, una volta raggiunto l'obiettivo, si scatena: compulso andare di chitarra e batteria, che ci lascia abbandonati a una dissolvenza finale nella quale la voce di Fabio Angeli gratta a togliere trucioli.
Continua a graffiare come carta vetro sulla pelle, è "Un Amore Eterno" impregnato di adrenalina, consapevole di fatti e misfatti, consapevole che "la ragione miete non semina" (cit.).

Come dal cinema abbiamo imparato, i contrasti si rendono unici, che sia un Cassius su Andreotti o Bobby Vinton su un omicidio: così una ballata al miele come "La Casa" affronta un tema di violenza come possesso, l'immaginario collettivo dell'accoglienza come sorgente di diritti calpestati. Il tema è ripreso in "Oceano" con un epilogo à-la Mogwai, in un crescendo strumentale di rara bellezza dove è la dolcezza del piano a far da contraltare alla ruvidità della chitarra.
Ammalia la miscela armonica di "12 Agosto", dalla semplicità di un arpeggio alla complessità di un pot-pourrì d'insieme che lascia d'innanzi a una moltitudine di emozioni: un'ingenua fanciulla innamorata ci racconta, su di una marcia militare nazista. Ribolle di solitudine il principio de "Il Vuoto Intorno", chitarra lieve e xilofono, fino al disturbo nevrotico della rabbia, si schiuma di distorsore mentre la testa segue ondeggiante espressioni dialettali: finale agrodolce ripreso dal brano successivo.

Intima si schiude la farfalla degli esterina, un piano delicato e tintinnii fiabeschi, sui quali è ricamata "L'Attesa" di un verdetto da dentro o fuori: giungono sovrastanti sordi colpi a spazzar via il contrasto e lucidare l'asperse delle possibilità. Quando tutto si ferma e rintocca nell'eco la grandezza del più bel pezzo dell'album siamo totalmente rapiti e la sua violenza ci porta ad urlarla quest'Africa dal virus facile, di pietismo borghese troppo spesso rivestita.
Una scarna chitarra, tamburi profondi e claps c'accolgono in "Both Of Us": freddamente freme per esplodere in un maremoto che ancora ci riporta ai lunghi passaggi strumentali della band scozzese. La traccia più lunga chiude l'album, "Salutarti" si canta alla Thom Yorke di "Kid A", rimane in bilico per poi spazzarci via come vento sferzante di una cavalcata che chiude innevando la nostra bicicletta:è tempo di sfumare, è tempo di ricominciare da capo.

Musicalmente un album carico di onde d'urto, che lascerà soddisfatti anche i più acerrimi intimisti del post-rock indipendente d'oltremanica. L'ottimo lavoro fatto nel primo album trova qui il suo naturale evolversi senza stravolgersi, confermando l'eccezionalità di singolarità della band.
I testi di esterina si caratterizzano poi per uno stile finalmente fuori dal solito stampo La Branca, di facile fruizione, della quale la maggior parte degli ultimi gruppi indie iConsumer sono stati portabandiera: un internazionalità di paese, complessità d'altri tempi. A volte un po' troppo farcita di ermetismo, da poterne pregiudicare la vivibilità,o forse semplicemente, lascia all'ascoltatore attingere dalle tinte ad acquerello, rimanendone rapito.

Tracklist

  1. La Tua Voce
  2. La Teoria Del Veleno
  3. Un Amore Eterno
  4. La Casa
  5. Oceano
  6. 12 Agosto
  7. Il Vuoto Intorno
  8. L'Attesa
  9. Both Of Us
  10. Salutarti

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