Durante le registrazioni di "The Olympus Sound" la lettera di complimenti di Jeff Lynne (Electric Light Orchestra) troneggiava nello studio di registrazione, mentre Neil Hannon (
Divine Comedy) dormiva beato e Andy Partridge (
Xtc) apprezzava le felici incursioni psichedeliche figlie dei suoi
Dukes Of Stratosphear e regalava il suo primo inedito dell'anno 2011.
Dopo l'entusiasmante capitolo sotto il
moniker di
Duckworth Lewis Method, Thomas Walsh e la sua band sono finalmente sotto osservazione costante di critica e pubblico, e il nuovo album risuona con intensità, evidenziando un talento in piena forma.
Gli irlandesi
Pugwash vantano una esemplare produzione discografica, ma la coltre di mediocrità, altrove imperante, ha sommerso molte tracce del loro passato anche se grazie alla antologia "Giddy" qualcosa è tornato alla luce.
La grande novità di "The Olympus Sound" è la coesione perfetta tra l'abilità armonica del gruppo e una sonorità più incisiva e moderna.
Puro pop post-
Beatles, sdoganato dalla tentazione new-wave alla
Oasis e immerso nel fumo psichedelico degli Xtc di "Nonsuch" e dei compari Dukes, il tutto sostenuto da ironiche citazioni colte, suggerite dalla profonda amicizia con Neil Hannon, il tutto questo senza dimenticare la sempre briosa leggerezza del
beat e del rock'n'roll che gli Electric Light Orchestra introdussero nel pop scandalizzando i puristi.
Cori in bilico tra
surf e
doo-wop, chitarre acustiche ed elettriche che scorrono sulle note come un fiume in piena, armonie graziose che dietro un'apparente fruibilità nascondono intrecci raffinati, per un album di pop stimolante.
Privi del
physique du role e con un leader che sembra una versione fumetto di Francesco Di Giacomo (
Banco Del Mutuo Soccorso), i Pugwash sono una delle migliori pop-band del globo e "The Olympus Sound" rappresenta la perfetta chiave di accesso alla loro arte.
Registrato a Dublino e Swindon, masterizzato nei gloriosi Abbey Road Studios, incrocia la leggerezza da cartoon di "Yellow Submarine" e strappa sorrisi coi fischi e lazzi di
kazoo e mellotron nell'iniziale "Answers On A Postcard".
La psichedelia è entrata con più forza negli arrangiamenti e nelle costruzioni armoniche, il fascino dei primi
Pink Floyd e dei Sorrows si insinua con atmosfere orientaleggianti in "There You Are", onorando l'amicizia con
Matt Berry in "15 Kilocycle Tone", ricca di atmosfere
vintage e brevi assolo, che reintegrano sonorità più rock.
Quello che è evidente in "The Olympus Sound" è che chiunque si senta orfano degli Xtc non ha più bisogno di attendere un nuovo capitolo degli
swindoniani: i Pugwash hanno tutto il carisma per raccoglierne la preziosa eredità.
Non è solo la presenza di Dave Gregory e di Andy Partridge la ragione di tale affermazione, ma la sicurezza che il gruppo ostenta, sia nella traccia più debole del disco "Fall Down", sia nella geniale lettura del brano inedito del leader degli Xtc, ovvero la giocosa e ironica "Here We Go 'Round Again", che non avrebbe sfigurato nel progetto dei Duckworth Lewis Method.
Pop mutevole che confonde le matrici e allinea inverosimili
ballad aristocratiche con valzer transgenici in "To The Warmth Of You" e giri di twist leggermente modificati in "Such Beauty Thrown Away".
Fermo restando l'obbligatorio riferimento ai Beatles, il pop dei Pugwash è più immediato e meno cerebrale che in passato, una leggerezza stile Electric Light Orchestra che brilla nella trascinante "Be My Friend Awhile" e rimarca la vincente melodia di "Dear Belinda", che ospita
Ben Folds e rende omaggio all'attrice Belinda Stewart-Wilson.
Un album che ridefinisce i confini del pop e conserva la giusta dose di contaminazione folk-psych, un giocoso
patchwork di armonie e
riff che carezza l'ascolto e sfiora l'arte del
songwriting più nobile con ironia e intelligenza, un concentrato di coerenza stilistica che può non piacere a tutti ma che incute rispetto e ammirazione. Benvenuti nell'Olimpo.