Nascosto dietro una maschera da medico della peste, si cela il volto di un piccolo grande uomo, ossia l'Uccello Del Malaugurio. Questo è il nome che Morgan – all'anagrafe Christian – ha scelto di darsi per il suo ultimo lavoro artistico e musicale a nome At The Funeral Of My Violet Rabbit.
Christian, ragazzo triestino, porta avanti il suo solo project dal 2005, seguendo da allora la strada dell'autoproduzione, ormai vero e proprio marchio di fabbrica. Nonostante un modesto budget, tutte le uscite discografiche al suo attivo si elevano sia per le musiche sia per gli artwork sempre ben curati: stucchevoli disegni cartonati in formato A5, alle volte quasi monocromatici, che trasmettono sensazioni di solitudine e malessere interiore. Dopo i primi tre lavori, "La Rivolta Dei Tulipani" (2005), "Al Funerale Del Mio Coniglio Viola" (2007) e "Scrutando Tra Ruggini Post-Industriali" (2008), giungiamo dunque alla quarta opera, "La Bellezza Del Perder Tempo".
Con "La Bellezza Del Perder Tempo", concepito tra il 2006 ed il 2010, l'Uccello Del Malaugurio ritorna a sonorità già affrontate nel primo disco e in parte anche nel secondo: basse frequenze sonore che sembrano malinconiche ad un primo impatto, ma che poi trasudano inquietudine e noia. L'album è infatti una sorta di concept, un percorso che parte dall'esaltazione della noia in tutte le sue sfumature e termina con la morte spirituale dell'individuo. Lo stesso autore dichiara: "Ho scelto questo titolo perché racchiude in sé la falsa speranza di aver dato un senso alla propria vita. Che cos'è la vita oggigiorno, se non una bellissima perdita di tempo?"
La prima traccia, "Un'Altra Eccitante Giornata Di Noia", rispecchia esattamente tale manifesto. Rumori di lettere stropicciate, di tazzine di caffè, altri piccoli e flebili rumori del quotidiano, passi frenetici scanditi dal battere di lancette sono i segnali di una vita anonima che sfugge lentamente, ma sono anche la testimonianza di come il tempo inganni l'essere umano. Il resto del disco, poco meno di 40 minuti, è un susseguirsi di rimpianti, di racconti di storie tragiche e amori finiti, narrati attraverso tonalità di piano, talvolta possenti e talaltra lievi e impercettibili come dolci sibili di fate, alternate a evocative parti di archi e violini. Il tutto è accompagnato da splendide e tristi parti di cantato/recitato (in stile spoken word) da voce femminile (Zoe Pernici), come "Il Volo Della Farfalla Bianca", o da voce maschile (Massimiliano Borghesi), come "In Un Angolo Della Casa Del Dolore". Infine, prendendo in prestito una composizione di Franz Schubert, e riadattandola come se uscisse da un vecchio grammofono, un meraviglioso e tenebroso pianoforte scandisce una degna chiusura per un intimo addio ("Il Mondo Verso L'Abisso").
"La Bellezza Del Perder Tempo" è un atto testamentario, un momento per riandare con la mente al proprio passato e osservare sotto un'altra lente le storie e gli episodi senza valore, quelli che inconsapevolmente avete considerato una perdita di tempo, e scoprire anche in essi una certa insensata bellezza.
10/07/2011