È un noisecore scorticatissimo, dissonante, luciferino quello che prende forma a cominciare da "First Purge", brano che apre "Waking In The Reservoir", esordio dei newyorkesi Kevin Barry (voce, chitarra), Rick Visser (chitarra, elettronica) e Dana Matthiesen (batteria, elettronica).
I White Suns hanno uno spirito anarchico, urlano un dolore che va ben al di là delle pose fasulle di tante band dei nostri giorni. Martellano epilessi con il sangue agli occhi, un chitarrismo affilatissimo e perenne a segnare il passo, sfiorando saturazioni insostenibili e fuochi "sonici" al limite del puro delirio ("Harvest"). Un po' Billy Bao, un po' Twin Sumps, ma anche tanta ferocia no-wave che lì, nella Grande Mela, si fa sempre una fatica boia a tenere nascosta nelle fogne. Poi, certo, la voce isterica e agghiacciante di Barry è in piena estasi (…) Albini-ana, decisa a non lasciarsi sconfiggere dalle paranoie, dunque abile nel districarsi tra deflagrazioni fuori controllo che lasciano il campo a torbidi allunghi ("Locus") e scazzottate sanguinolenti ("Skin Deep").
Registrato da Ben Greenberg (Zs e Little Women) e masterizzato dal guru Weasel Walter, "Waking In The Reservoir" è, quindi, disco da assaporare con cautela, data l'intensità caustica delle sue partiture. Così, tra apoteosi spazzcore ("Voyeur"), sperimentalismi bruti (la title track) e collassi terminali ("Bedsores"), si consuma l'ennesimo rituale di autoflagellazione all'ombra dei grattacieli.
05/03/2011