L'opener "The White Bird" ha un piglio epico e solenne e cattura immediatamente, perdendosi in un microcosmo hard psych-folk da manuale, solo che le chitarre saturano polverosamente, rovistando tra non lontanissime reminiscenze stoner. Ben venga anche il solo atmosferico della chitarra del leader e vocalist Dave Heumann, perché quando le cose funzionano, tutto il resto passa in secondo piano.
Certo, la musica degli Arbouretum (la cui formazione è completata dal basso di Corey Allender, dalle tastiere di Matthew Pierce e dalla batteria di Brian Carey) potrebbe essere tacciata di essere fin troppo passatista e, senza dubbio, anche a un ascoltatore distratto salta subito all'orecchio la vicinanza di queste soluzioni con alcune band che operarono a cavallo tra i Sessanta ed i Settanta. Tuttavia, la sincerità con cui i Nostri affrontano la materia è encomiabile e lo dimostrano esecuzioni calibrate, mai davvero sopra le righe.
Peccato, però, che, fatta eccezione per una "The Highwayman" degna di un incrocio tra Neil Young e Richard Thompson e lo squarcio lirico sulla Bay Area di "When Delivery Comes", le cose non vadano sempre per il verso giusto, assestandosi su livelli mediamente dignitosi. Le tessiture proto-hard di "Destroying To Save" e "The Empty Shell", i toni spaziali di "Waxing Crescent" (filtrata attraverso un vecchio sintetizzatore ARP) e la lunga cavalcata di "Song Of The Nile" hanno poco di veramente interessante per rendere questo lavoro degno di una menzione speciale.
Aggiungi OndaRock alle tue Fonti preferite su Google Discover. Non perderti le nostre recensioni, le pietre miliari e le ultime news direttamente nel tuo feed.
16/02/2011