Costruito su field recordings catturati negli ecosistemi marini del mare di Barents, “Energy Field” sintetizza la passione della norvegese Jana Winderen per la capacità evocativa del suono. Ci troviamo, dunque, immediatamente calati in una scenografia glaciale, immersi nel turbinare del vento, tra volatili e mareggiate impetuose, abissi che risuonano fin dalla notte dei tempi e microcosmi subacquei (“Aquaculture”). Nella seconda parte di “Isolation/Measurement”, poi, ci si immerge tra le profondità del mare e a farla da padrone è un drone cupissimo, sub-sonico. Un drone che si spinge anche tra gli anfratti misteriosi di “Sense Of Latent Power”.
Innegabilmente, trattasi di un’opera affascinante, che richiede grande attenzione, perché sono i particolari che fanno la differenza. Ma è un ascolto tutt’altro che fondamentale, dato l’impianto ancora troppo documentaristico.
22/10/2010
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