Jazz-rock, di quello carico e
fuzzato. Un mix senza fronzoli di Hammond,
e-piano, basso pompatissimo e batteria
lo-fi - tocco cantinaro indispensabile per rendere appetibile al pubblico
indie quel che è essenzialmente un disco
prog, e dei più anacronistici. Bei
groovacci muscolari, bei momenti
psych/dark un po'
Hawkwind e un po'
Amon Düül; i momenti migliori, però, stanno dove il flusso
impro imbocca le traiettorie oblique dei
Soft Machine di "
Third" e le disperde in rarefazioni magmatiche e cupe, a un passo dai
Supersilent.
Secondo album dei norvegesi
Elephant9, "Walk The Nile" è un ascolto raramente entusiasmante, ma senz'altro coinvolgente. E piacevolmente retrò.